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venerdì, 09 dicembre 2005

ricevo (forse troppo tardi)  via mail e posto:
TAV-(MEGA)INCENERITORI-PONTE SULLO STRETTO-MOSE
LE GRANDI OPERE SERVONO SOLO A CHI LE FA


8 12 05 da PESCARA - GIULIO LAROSA
Questa battaglia dei cittadini della Val di Susa deve essere anche la nostra
perché
dietro questa ulteriore inutile opera si cela  ancora una volta una
indecente ruberia ai danni di tutti.

Non solo, ancora una volta si dimostra che lo Stato italiano preferisce
spendere al nord, danneggiando anche la sua popolazione, piuttosto che
investire produttivamente al sud, con beneficio di tutti.
Montesilvano sostenibile, l'associazione coraggiosa che gia' si e' distinta
in molte battaglie politiche, ci ha inviato una denuncia circostanziata
dell'affare TAV Val di Susa, che svela connivenze e interessi che
attraversano tutti gli schieramenti politici e le rispettive aziende "di
famiglia" o "di partito".

Vediamone una sintesi.

1) costi

Quest'opera costa come quattro ponti sullo Stretto di Messina.
Il preventivo è di 2,4 miliardi di euro per la tratta nazionale  italiana,
6,7 per il «tunnel base», 6,1 per la tratta nazionale francese. Totale: 15,2
miliardi di euro.
Previsione dei tempi di realizzazione: 15 anni. Ma in letteratura, spiega il
professor Marco
Ponti del Politecnico di Milano, costi e tempi si dilatano almeno del 20 per
cento. Viste le prevedibili difficoltà, la superlinea potrebbe costare una
ventina di miliardi di euro ed essere pronta, se tutto andrà bene, nel 2023.
Finché non sarà posata l'ultima traversina, la ferrovia sarà solo un costo,
senza apportare alcun beneficio almeno parziale, senza poter aver alcuna
utilizzazione intermedia.
Il tunnel sotto la Manica è costato meno: 13 miliardi, ed è fallito non una,
ma due volte per mancanza di traffico e serve a unire Parigi e Londra, non
(con tutto il rispetto) Torino e Lione.

2) serve?

La superlinea che scavalcherà le Alpi è del tutto sovradimensionata,
rispetto ai bisogni.
Potrebbe convogliare su rotaia merci addirittura per 100 milioni di
tonnellate l'anno, con previsione di farne passare 40 milioni: ci vorrebbero
350 treni al giorno, uno ogni quattro minuti, alla
velocità di 120 chilometri all'ora, alternati a treni passeggeri da 220
chilometri all'ora.
Solo così il gioco varrebbe forse la candela.
Peccato però che il traffico ferroviario transalpino sia in calo costante
dal 2000 e che, alla faccia delle nostre ferrovie abruzzesi, pugliesi,
calabresi, siciliane, per le quali non si spende una lira, sia già in corso
anche il potenziamento della linea esistente che porterà a triplicare la sua
capacità, fino a oltre 20 milioni di tonnellate.

3) chi paga?

L'architettura societaria per fare l'Alpetunnel è un'invenzione che supera
perfino quella dell'alta velocità o del ponte sullo Stretto, con apparenza
privata e soldi tutti pubblici.
Per il nuovo Frejus si sono alleate le ferrovie francesi (Rff) e quelle
italiane (Rfi) che insieme, al 50 per cento, hanno costituito la Ltf, Lyon
Turin Ferroviaire, con il compito di progettare la superlinea e appaltare i
lavori.
In questo caso non hanno fatto neppure finta di tirare in ballo investimenti
privati, project financing, redditività futura: paga Pantalone e basta, i
soldi sono i nostri!

4) chi incassa?

A incassare, tanto per cominciare, sarà la Rocksoil della famiglia Lunardi,
incaricata dei «sondaggi» (le prime trivellazioni) in  Francia: così sarà
ipocritamente aggirato il conflitto d'interessi del signor ministro delle
Infrastrutture.
In Italia incasserà la Cmc di Ravenna, già pronta a iniziare i «sondaggi»
sul territorio nazionale.
Con la Cmc, cooperativa rossa, la Grande Opera diventa bipartisan.
Benedetta anche dai vertici dei Ds, da Piero Fassino in giù, fino all'uomo
degli affari della Quercia a Torino, il molto attivo capogruppo alla
Provincia Stefano Esposito.

Del resto il responsabile nazionale delle Infrastrutture per i Ds è quel
Cesare De Piccoli che fu indagato e processato (e poi salvato dalla
prescrizione) per aver incassato mazzette dalla Fiat, ai bei
tempi di Tangentopoli, sui conti Accademia, Carassi, Linus...
Si aggiungono ai nomi noti gia' fatti anche Ugo Martinat,esponente di An e
viceministro delle Infrastrutture, gran burattinaio degli affari piemontesi
ora indagato per turbativa delle gare per la Torino-Lione, oltre che per i
Giochi olimpici.
L'inchiesta sta evidenziando anche la regia discreta, negli appalti sabaudi,
del costruttore Marcellino Gavio, attorniato da una cupola di ex funzionari
di una delle sue aziende, la Sitaf, che oggi
hanno fatto carriera in proprio e da democristiani o socialisti si sono
«riposizionati» in area An.
Le intercettazioni telefoniche realizzate dalla Guardia di finanza svelano i
retroscena dei maneggi compiuti da questi ex uomini di Gavio, tra cui
Vincenzo Procopio, oggi titolare della Stef, la società che ha progettato
l'autostrada Torino-Bardonecchia, Walter Benedetto, responsabile della
direzione lavori di Ltf, e
Gianni Desiderio, del comitato direttivo dell'Agenzia olimpica.
E spuntano anche alcuni protagonisti della vecchia Tangentopoli.
Quell'Ercole Incalza che fu travolto dallo scandalo di Lorenzo Necci (a
lungo numero uno delle Ferrovie italiane), ma che fu poi subito riciclato
nientemeno che come responsabile del gruppo Economia della commissione
intergovernativa italo-francese che ha preparato l'iter per l'approvazione
del supertunnel da parte dei rispettivi governi: oggi Incalza è consigliere
del ministro Lunardi e membro del «gruppo Van Miert» in sede Ue.
E quell'Emilio Maraini che insieme a Incalza fu il dirigente Fs più vicino a
Necci, per anni numero uno della Italfer, la società incaricata della
progettazione e della vigilanza sull'alta velocità.
Nel 1993 Maraini fu arrestato a Milano dal pool Mani pulite e negli
interrogatori ammise le tangenti pagate come amministratore delegato di
Ansaldo Trasporti per partecipare ai lavori delle metropolitane di Roma e di
Milano. Poi, con un paio di rinvii a giudizio sul groppone, fu messo da
Necci al vertice dell'Italfer, finché finì di nuovo in cella, nel 1998, per
ordine dei magistrati di Perugia, in una delle tante inchieste sull'alta
velocità.
Forte di questo know-how, oggi Maraini è consigliere di Lunardi per gli
affari internazionali.
Dopo tutto questo, siamo ancora convinti che tutto il marcio sia solo e
soltanto questione di mafia e ndrangheta? Le mani della malavita organizzata
sulla Salerno Reggio Calabria sono ben piccola cosa al confronto e comunque
sono mani in pasta su un opera universalmente riconosciuta come
indispensabile!

5) Conclusioni: a sud che fare?

Innanzitutto la denuncia: facciamo girare le informazioni, facciamo capire
bene a tutti contro che cosa si battono in Val di Susa e perche' dobbiamo
essere solidali con questa gente.
Infine, non  limitiamoci alla sola denuncia: lanciamo una contro proposta
costruttiva e provocatoria.
L'Associazione Duesicilie Abruzzo propone una petizione: invece di costruire
un opera inutile e non voluta dalla gente chiediamo che appena un decimo
della spesa prevista per la Tav Val di Susa sia spesa per l'ammodernamento
delle tratte ferroviarie piu' fatiscenti d' Europa:
- dorsale siciliana
- dorsale sarda
- Ionica Reggio - Taranto - Bari
- Bari - Napoli
- Napoli - Pescara
- Pescara - Roma

Un ringraziamento infine alla coraggiosa popolazione della Val di Susa e
Montesilvano Sostenibile (www.montesilvanosostenibile.com).

7/12/05 da Enrica Bartesaghi
Comitato verità e giustizia per Genova

IERI IN VAL DI SUSA, NEL 2001 A NAPOLI E A GENOVA
Purtroppo tutte le previsioni da noi ripetutamente fatte, a partire dal
luglio del 2001, si stanno puntualmente avverando: la repressione violenta
di ogni manifestazione, presidio, sciopero, non graditi.
Lo avevamo visto a Napoli e a Genova nel 2001, poi a Torino alla
manifestazione dei migranti, poi a Milano dopo l'uccisione di Davide "Dax",
poi a Melfi, a Roma, in numerose altre località ed occasioni. Ieri in Val di
Susa. Le forze di polizia sono autorizzate, incitate, ad utilizzare come
strumenti, le armi, i manganelli e non quelli del dialogo e della
mediazione, anche di fronte a cittadini pacifici, siano essi uomini,
donne,vecchi, bambini, cittadini italiani o stranieri, sindaci o
parlamentari,operai, no-global, anti-TAV, migranti, chiunque esprima
dissenso.
In Italia non è più permesso manifestare per le proprie idee, per la difesa
dei diritti, quali essi siano, senza correre il grave rischio di venir
manganellati dalle polizie, quando va bene.

In ogni occasione, da parte del ministro degli interni, del capo della
polizia, vengono subito individuati elementi, anarchici,
anarco-insurrezionalisti, black-bloc, per poter giustificare quella che in
parole povere, ma facilmente comprensibili da tutti, si chiama REPRESSIONE,
si chiama VIOLENZA indiscriminata ed ingiustificata ai danni di cittadini
inermi ed inoffensivi, si chiama
attacco alla libertà di espressione e di manifestazione del dissenso, alla
libertà di sciopero.
Non c'erano presunti o veri terroristi in Val di Susa, non c'erano neppure a
Napoli o a Genova.
Ma il silenzio dei media, della maggior parte dei partiti, delle
associazioni, dei sindacati, dei movimenti, ha permesso le violenze delle
polizie ieri e le permette, le giustifica oggi.

Noi abbiamo ripetutamente ricordato che l'impunità, il silenzio, la
promozione di alcuni dei responsabili delle mattanze della Scuola Diaz,
delle piazze e strade di Genova, le torture alla Caserma Raniero di Napoli,
a Bolzaneto a Genova, avrebbero autorizzato, consentito ulteriori
repressioni.

Il silenzio grave sui fatti e sui processi in corso a Genova e a Napoli,
consente la continuazione e la moltiplicazione di una strategia chiara ed
esplicita per chi la vuole leggere, quella di non permettere che nessuno
interferisca col conducente, che sia il G8, il governo, le grandi opere, o
altri.


Trento, 7 dicembre 2005
COMUNICATO STAMPA NIMBY trentino
NO TAV - NO INCENERITORI

Di questi tempi di sviluppismo insostenibile... Nimby trentino esprime piena
solidarietà ai cittadini, ai sindaci e agli amministratori che in Val di
Susa, esercitando un diritto-dovere democratico, si stanno opponendo a
un'opera che molti esperti da anni contestano, sia dal punto di vista della
fattibilità economica che da quello della compatibilità ambientale*.
Il disprezzo, l'intolleranza e le cariche delle "forze dell'ordine" nei
confronti di pacifici cittadini sono un altro preoccupante segnale di
involuzione autoritaria di uno Stato e di una Regione che esercitano la
democrazia solo con le parole.
Certi conflitti sulle opere di presunta "pubblica utilità" devono essere
affontati attraverso il dialogo e la trasparenza. Come in Val di Susa,
nemmeno in Trentino, nel merito del progetto dell'inceneritore, la politica
provinciale concede alcun confronto.  Come nel caso della TAV, i "patti"
sottoscritti tra politica ed economia vengono prima di qualsiasi altra
valutazione.
Ne consegue che un reale e democratico confronto non può che essere temuto,
osteggiato e negato.
Nei prossimi giorni una delegazione di Nimby trentino si recherà in Val di
Susa per portare concreta solidarietà ai cittadini piemontesi

PRESIDIO NO TAV A PALERMO
Mercoledi' 7 dicembre 2005 Ore 16:00
Presso la Stazione centrale

DEMOCRAZIA BLINDATA IN VAL DI SUSA
Il ministro Pisanu fa caricare dalla polizia il presidio della popolazione
della Val di Susa che protestava contro la TAV (treni alta velocità) e per
la tutela del territorio.
La popolazione della Val di Susa sta dando a tutti una lezione di lotta in
difesa di un territorio da una "democrazia" che non tiene piu' in nessuna
considerazione le esigenze di una popolazione e del territorio e che e'
sempre piu' orientata alla difesa dei poteri forti e delle speculazioni
finanziarie. Ieri notte le truppe di polizia del ministro Pisanu, che ormai
da mesi stanno occupando militarmente la Valle di Susa a difesa dei cantieri
per la costruzione di questa mega-opera ha attaccato manganellando,
spingendo e provocando il presidio NOTAV di Venaus , composto da giovani,
centri sociali, associazioni ambientaliste , sindacati di base, operai ,
lavoratori, studenti, parroci, anziani , sindaci ed istituzioni locali..
I presidi spontanei della popolazione dell'intera Valle sciolti manu
militari le piazze dei paesini sgomberati con la forza , perché ognuno si
rinchiuda nella propria casa e non partecipi alle decisioni che riguardano
il territorio in cui si vive. Perche' a nessuno in tutta Italia venga in
mente la possibilità di  seguirne l'esempio : di prendersi cura del proprio
territorio anziche' abbandonarlo ai distruttori di destra e di sinistra , ai
cementificatori di stato o a quelli delle coop <<rosse>> ai potentati
nazionali o regionali.
In Sicilia ed in tutto il meridione conosciamo bene l'arroganza cieca delle
istituzioni e la costruzione di queste opere che devastano l'ambiente come
il ponte sullo stretto, gli inceneritori e il metodo della occupazione
militare dei territori per portare a termine delle opere che la popolazione
locale osteggia.

Fuori le truppe di occupazione dalla Val di Susa e dall'Iraq
No alle grandi opere(TAV - TRAFORO DEL GRAN SASSO- PONTE SULLO STRETTO)
Contro l'aggressione delle forze dell'ordine al presidio di Venaus
Contro la devastazione ambientale dei nostri territori.
Solidarieta' alla popolazione della Val di Susa in lotta contro la
devastazione ambientale .
Solidarieta' ai 50 manifestanti feriti da polizia e carabinieri

BOTTA .e  RISPOSTE
5-6 12 05

a) Cosa centra tutto questo con il problema
dell'elettrosmog !?!?!?!!?!!?!?!?!?
Ma non esiste un moderatore per
questo forum !!!!!!!!!!!!!!!
m.p.

b) Hai ragione, infatti non centra con l'elettrosmog il discorso sulla TAV,
come non centra il cloruro di vinile di Porto Marghera, la diossina di
Seveso, la strage di Bhopal in India del 1984 da parte della Dow Chemical, 
il prione, il virus aviario, gli OGM, il buco nell'ozono, il dissesto
idrogeologico, le micropolveri, le discariche,
tutto questo cosa  può interessare a noi che tuteliamo la salute
dall'elettrosmog !!
Dott. Gianfranco Turis - Avellino

c) Lupus in fabula
a questo punto, se permettete, infierisco ancora contro il "pensiero
debole":
che cosa c'entra allora l'elettrosmog con le guerre in corso, in cui vengono
utilizzati (con le stesse marche multinazionali di telefonini, etc.) sistemi
elettronici di puntamento e di ricerca del bersaglio, armi a microonde,
spionaggio e deviazione della corretta informazione proseguendo sulla strada
delle guerre stellari di reganiana memoria?
Grazie dell'attenzione,
Prof.  Mauro Cristaldi
associato di Anatomia Comparata per Scienze Naturali e di Biologia Animale
per Sc. Ambientali
Dip. di Biologia Animale e dell'Uomo - Univ. degli Studi di Roma "La
Sapienza"

Scritto da LaSirenetta alle ore 08:09 | link | commenti |Torna su
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giovedì, 17 novembre 2005
Val Susa: la marcia dei 70.000

Grandissima manifestazione popolare. Chi dice 70.000, chi arriva ad azzardare centomila.
Lo sciopero ha bloccato interamente la Valle: solo i treni passavano e, rallentando al massimo nei punti in cui la ferrovia corre parallela e vicina alla strada, i macchinisti fischiavano a lungo mentre dai finestrini i passeggeri salutavano a pugno chiuso e sventolando bandiere No-Tav. Tutte le fabbriche della valle (5.000 addetti), tutti gli esercizi commerciali, compresi bar e distributori, tutte le scuole, uffici postali, banche, officine artigiane, allevamenti, erano chiusi. Sulle porte dei negozi bandiere e cartelli No-Tav e la scritta: "Per una valle viva, oggi sciopero: No Tav".
Il divieto imposto dalla Commissione di garanzia che aveva intimato alla CUB di revocare lo sciopero è stato ignorato dai valligiani che hanno scioperato sia nel privato dove non esistono limitazioni sia nel pubblico, dove le leggi antisciopero vengono usate come una clava per reprimere i movimenti sociali. La decisione della CUB di ignorare la richiesta di revoca dello sciopero ha incontrato ampia solidarietà.
Anche nei confronti dei vigili del fuoco, la cui adesione alla giornata di lotta è stata all'insegna del rifiuto della militarizzazione del corpo, non sono mancate le provocazioni. La questura ha infatti richiesto il loro intervento per liberare da chiodi la strada che conduce al Seghino, il sito ove era stata portata nottetempo una trivella per i sondaggi. I vigili hanno seccamente rifiutato dichiarando che la gestione dell'ordine pubblico non rientra tra le loro competenze che sono di soccorso alla popolazione.
Lungo le strade della Valle i cartelli, gli striscioni, le bandiere erano dappertutto. Significativa la volontà di respingere al mittente le provocazioni di Pisanu e di Lunardi. Numerosi i cartelli ironici in cui si stigmatizzava la frase del ministro sui "pelandroni" della Val Susa che perdono tempo a manifestare e quelli contro il tentativo di criminalizzazione della lotta in Valle.
Non sono mancati i politici di professione venuti alla marcia a caccia di consensi ma la loro presenza non era che un elemento di contorno in una giornata i cui grandi protagonisti sono stati i valligiani e le tante persone solidali accorse soprattutto dalla provincia e dal resto del Piemonte.
Ferma e chiara l'opposizione ad un progetto di morte e la resistenza contro uno Stato che non solo ignora la volontà popolare ma arriva brandendo manganelli, esibendo scudi, caschi e fucili sparalacrimogeni. Non si contavano gli striscioni contro l'occupazione militare della valle, contro l'imposizione violenta della trivella a Seghino di Mompantero entrata provocatoriamente in funzione il giorno prima dello sciopero generale.
Andata letteralmente a ruba la lettera aperta al Presidente della Comunità montana Bassa Val Susa, Antonio Ferrentino, da noi diffusa in migliaia di copie alla manifestazione. Nella lettera veniva denunciata l'esplicita criminalizzazione degli anarchici da parte di Ferrentino che, in un'intervista al quotidiano "La Stampa", aveva insinuato che dietro al pacco contenente esplosivo fatto rinvenire sulla statale del Moncenisio e i proiettili inviati alla governatore Mercedes Bresso, non ci potessero essere che gli anarchici, gli stessi che si erano permessi di criticare pubblicamente le scelte di chi, come lui, si è prodigato nella ricerca di improbabili scorciatoie istituzionali. Di fatto la criminalizzazione degli anarchici è il preludio al tentativo di criminalizzare la resistenza della popolazione al TAV. Non a caso Ferrentino ha provato a contrapporre lo sciopero alla pratica dei blocchi dei cantieri, delle strade e della ferrovia. In questo modo ha, nei fatti, condannato !
le pratiche che hanno consentito sinora di tenere fuori dalla valle il TAV.
Il gioco di Ferrentino e di chi come lui ha tentato di gettare ombre sulla lotta contro il Tav, è sinora fallito. Nonostante l'allarmismo dei giornali e dei politici, allarmismo che ha giustificato l'imponente dispiegamento di tutori del disordine statale, lo spezzone di corteo in cui sono sfilati gli anarchici con i loro striscioni e bandiere è stato accolto con la consueta simpatia sia alla partenza della marcia da Bussoleno sia all'arrivo a Susa.
La giornata del 16 novembre ha sicuramente rappresentato una tappa importante nella lotta contro il TAV, quella nella quale i valsusini hanno detto chiaro e forte che non vogliono che la valle divenga un corridoio per treni superveloci che collegano periferie anonime attraversando un deserto.
Ma una tappa è una tappa non è ancora l'intero viaggio. La meta è ancora lontana. In regione i politici di ogni colore sono nettamente schierati per il TAV e l'hanno pubblicamente ribadito in questi giorni. Dall'incontro del 14 novembre tra la presidente della Regione Bresso, il presidente della Provincia Saitta, il sindaco di Torino Chiamparino e Ferrentino è emerso in modo chiaro che l'unica preoccupazione degli amministratori piemontesi è arrivare alle Olimpiadi di febbraio ed alle elezioni di aprile senza conflitti in corso. In questi giorni cercheranno di inventare un compromesso che consenta di dilazionare nel tempo la questione TAV per rendere meno aspro lo scontro con la gente della Val Susa. Naturalmente Lunardi e la sua cricca, come già è avvenuto nell'ultimo mese, potrebbero decidere di scompaginare ancora una volta le carte, tentando un'ulteriore azione di forza. Questi i giochi della politica. Fuori, in valle come a Torino, spetta alla gente tenere saldamente in mano quello che hanno conquistato con la loro lotta: la facoltà di decidere da se del proprio destino, affrontando, se necessario, la repressione dello Stato.
Il prossimo banco di prova potrebbe essere molto presto. Entro fine mese è previsto un nuovo tentativo di LTF, il general contractor che ha in appalto questa tratta dell'Alta Velocità, di prendere possesso dei terreni di Venaus per far partire i lavori della galleria di ispezione. In valle è chiaro a tutti che non saranno certo le mediazioni politiche a bloccarli. Solo l'azione diretta popolare e di massa può fermare il treno della morte.

Resistere al Tav si può.
Sulla vita, la salute e la libertà non si tratta!

Federazione Anarchica Torinese - FAI
Corso Palermo 46 - la sede è aperta ogni giovedì dopo le 21,15
fat@inrete.it - 011 857850 - 338 6594361

Scritto da capitanread alle ore 10:54 | link | commenti |Torna su
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martedì, 15 novembre 2005
Lettera aperta degli anarchici della FAI al presidente della Comunità Montana bassa Val Susa, Antonio Ferrentino

Egregio presidente,

abbiamo letto su "La Stampa" di sabato 12 novembre l'intervista da lei rilasciata dopo la sua visita al giudice Laudi. Non ci soffermeremo troppo a rimproverarle le brutte compagnie che frequenta: Laudi è quello che nel '98 imbastì una montatura antianarchica sostenendo di avere "prove granitiche" contro tre compagni accusandoli di essere gli autori di vari attentati avvenuti in valle.
Come lei ben sa, o dovrebbe sapere, le "prove granitiche" in tribunale si sciolsero come neve al sole, ma due dei tre imputati morirono "suicidi" mentre erano detenuti. Un palese tentativo di trovare dei capri espiatori per una serie di avvenimenti oscuri e di criminalizzare gli anarchici e la lotta contro il Tav. Ma non è di questo che vogliamo parlare: in fondo Laudi è della sua stessa area politica, i DS, ed è logico che abbiate buoni rapporti. È piuttosto sul contenuto dell'intervista che vorremmo soffermarci.
Su di un punto, sebbene le nostre motivazioni siano diverse dalle sue, potremmo essere d'accordo: la condanna delle scatole alla dinamite o delle buste con proiettili. Questi fatti servono solo agli amici del Tav, perché non tengono conto della volontà popolare sulle modalità della lotta e soprattutto perché sono funzionali all'equazione mediatica nemico del Tav = terrorista, favorendo la criminalizzazione di tutto il movimento.
Al punto che a chiunque verrebbero dei dubbi su chi realmente stia dietro a questi gesti. Dubbi dai quali, con ogni evidenza, lei non è neppure sfiorato. Alla domanda "Non ha timore di ricevere minacce come per Bresso?", ha risposto "di sicuro una domenica decine di anarchici distribuirono volantini a Condove e a Bussoleno: accusavano qualche amministratore pubblico di voler svendere la lotta no-Tav". Complimenti, presidente! Riesce ad avere la spudoratezza di mettere sullo stesso piano la critica politica e la minaccia di attentati.
Ricordiamo i fatti. L'estate scorsa la sua compagna di partito Mercedes Bresso, governatore del Piemonte e paladina del Tav, tenta di dividere il movimento e di far passare i sondaggi inserendo nella commissione incaricata del controllo sugli stessi due tecnici rappresentanti la Comunità Montana. Una bella idea per far iniziare i lavori per il Tav, trasformandoli in "sondaggi buoni". La maggior parte delle istituzioni della valle abbocca immediatamente all'amo e solo la rottura delle trattative voluta dall'"impaziente" ministro Lunardi manda a monte il tentativo DS di far passare il Tav con la vaselina. Non furono solo gli anarchici ma bensì tutti i comitati popolari contro il Tav a denunciare il tentativo di imbroglio A quanto pare, per lei, chi critica quell'imbroglio è un terrorista.
Bell'esempio di logica stalinista: ma voi DS non avevate abbandonato lo stalinismo? A quanto pare avete abbandonato solo la critica al capitalismo, ma la pratica della calunnia e della repressione verso chi dissente resta per voi un baluardo incrollabile.
Veniamo al pezzo forte della sua intervista. Lei afferma che "dopo il pacco bomba e quel terribile avvertimento alla Bresso dobbiamo dare i segnali giusti. Il movimento sta crescendo a vista d'occhio e non accetteremo che nessuno pensi di poter occupare la linea ferroviaria o l'autostrada". Insomma, per lei terroristi non sono solo quelli che si permettono di criticare i suoi cedimenti di fronte al governo, ma anche tutti i valligiani la cui lotta ha dato all'opposizione al Tav un rilievo nazionale, tutti quei valligiani che con la loro iniziativa hanno impedito che lo scempio iniziasse. Queste sue affermazioni si commentano da sole e non ci pare il caso di aggiungere altro. Se non dirle chiaro e forte: si vergogni!
Da parte nostra le assicuriamo che non ci faremo certo intimidire dagli attacchi concentrici di giornalisti, poliziotti e politici di ogni colore, lei compreso, e che resteremo a fianco della popolazione della Val Susa in lotta contro il Tav, certi che la gente saprà capire che in questa lotta non ci sono scorciatoie.
Non ci sono le scorciatoie "avanguardiste" di chi si pone al di fuori del movimento con salti in avanti "esplosivi" che fanno solo il gioco dei padroni del Tav.
Non ci sono scorciatoie "politiche" di chi tratta con il governo prescindendo dalla volontà popolare, ottenendo solo di "addormentare" il conflitto, a favore, poco importa se in buona o cattiva fede, dei padroni.
Solo l'autorganizzazione popolare, la lotta dal basso, senza deleghe e senza mediazioni, può fermare il Tav.
La vicenda di Scanzano, dove la gente impedì l'installazione di una discarica nucleare, ci insegna che quando la gente è unita e non ha paura di lottare, non si affida ad improbabili mediazioni politiche ma scende in piazza e blocca strade e ferrovie e sfida con dignità, in modo aperto e collettivo, la repressione, la vittoria è certa.
Un'ultima notazione, presidente. Lei contrappone lo sciopero (buono) ai blocchi (cattivi). Noi abbiamo creduto e crediamo fermamente a questo sciopero. Alcuni di noi, nei sindacati di base, sono stati tra i promotori. Tuttavia questo sciopero non deve essere il canto del cigno del movimento ma solo un momento, seppure importantissimo della lotta.
Se il giorno dopo lo sciopero non saremo ancora in piazza i signori del Tav, che già occupano militarmente le pendici del Rocciamelone, prenderanno poco a poco possesso dell'intera Valle.
Entro l'anno inizieranno i lavori per la galleria di servizio di Venaus, e non saranno certo le mediazioni politiche a fermarli. Solo l'azione diretta popolare e di massa può fermare il treno della morte.
Tanto le dovevamo.

Federazione Anarchica Torinese - FAI
Mail:
fat@inrete.it
Info: 011 857850 338 6594361

Scritto da capitanread alle ore 14:31 | link | commenti (3) |Torna su
Categoria - sotegno notav
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LIBERA PIEMONTE ADERISCE ED INVITA ALLA PARTECIPAZIONE

LIBERA

ASSOCIAZIONI, NOMI E NUMERI

 

CONTRO LE MAFIE

 

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16 Novembre 2005: MANIFESTAZIONE IN VAL DI SUSA

 

 

 

LIBERA PIEMONTE

 

ADERISCE ED INVITA ALLA PARTECIPAZIONE

 

 

 

Le ragioni del movimento NO-TAV sono profondamente radicate nella rete di Libera.

 

Siamo vicini alle popolazioni della Val di Susa che ribadiscono il proprio impegno con strumenti non violenti, all’interno di un confronto duro ma democratico.

 

 

 

Quale sviluppo vogliamo per i nostri territori?

 

Quali sono i fattori di questo sviluppo su cui vale la pena investire denaro pubblico e risorse umane?

 

Come coniugare sviluppo con dignità delle persone, diritti e qualità della vita?

 

 

 

Sono domande di cui sentiamo l’urgenza.

 

Sono questioni che stanno alla base anche della prossima giornata nazionale contro le mafie, che si celebrerà proprio a Torino il 21 Marzo prossimo.

 

 

 

Ecco perché il 16 Novembre noi ci saremo e invitiamo a partecipare.

 

 

 

SCENDIAMO IN PIAZZA A FIANCO DEGLI STUDENTI DELLA VALLE DI SUSA

 

 

 

RITROVO

 

Ore 7,45 Portanuova TORINO

 

 

Organizzazione promossa da

ACMOS – TERRA DEL FUOCO – OLTRE LA FORTEZZA

 

Scritto da alp alle ore 09:44 | link | commenti (3) |Torna su
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AMBIENTALISTI A SOSTEGNO CONTRO LA TAV

AMBIENTALISTI A SOSTEGNO DELLA LOTTA CONTRO LA TAV TORINO-LIONE

 

 

 

Dopo lunedì 31 ottobre nessuno può più dire “non sapevo”. Il Potere al servizio delle Grandi opere, che di grande hanno solo i finanziamenti ed i guadagni per le multinazionali e gli speculatori, ha mandato in campo oltre 1200 uomini: polizia, carabinieri e guardie di finanza. Tutti per favorire l’inizio della grande rapina ai danni della Valle di Susa che si chiama TAV.

 

Ma quello che deve essere chiaro a tutti noi è che in gioco non è solo il futuro di quella valle, ma quello del sistema trasportistico italiano, perché lì si vogliono investire quasi 40.000 miliardi delle vecchie lire. Con la prospettiva, se l’opera andasse in porto regolarmente, di cominciare ad avere rientri economici (tutti da dimostrare) dalla gestione solo fra 16 anni, tanto è il tempo per costruirla. Tutto ciò per creare un doppione dell’attuale linea Torino-Lione che è ben lontana dall’essere saturata, e in barba alle reali esigenze di trasporto di uomini e merci.

 

I fautori dell’opera continuano a dipingere gli oppositori come gente interessata solo a difendere qualche bosco, come fastidiosi montanari campanilisti che ostacolano la modernizzazione del sistema ferroviario nazionale e internazionale. Lunardi, Bresso, Chiamparino, Pininfarina & C. nelle interviste parlano di boschi e amianto (aspetti da non sottovalutare, anzi!) perché hanno paura a entrare nel merito delle vere questioni che, se discusse razionalmente, dimostrerebbero quanto – in aggiunta alle devastazioni all’ambiente – sia assurda la realizzazione di quest’opera: quella economica e quella trasportistica. Questo sostengono coloro che nella Valle fronteggiano le forze dell’ordine costituito e i tecnici dell’Ltf. Alla forza pubblica stanno opponendo la forza della ragione.

 

Se il progetto Tav va avanti, per i prossimi quindici anni sarà sempre più il trasporto su gomma a goderne per l’inefficienza in cui verrà lasciato il trasporto ferroviario, con grave danno per tutti coloro che vorrebbero usare il treno come mezzo efficace ed efficiente potendo giungere a destinazione e per chi auspica il trasferimento del trasporto delle merci da gomma a rotaia.

 

Per questo la Tav Torino-Lione deve divenire un problema di tutti, quanto quello del Ponte sullo Stretto di Messina. Siamo di fronte ad un furto di Beni comuni, come quello del suolo, delle falde acquifere, dell’aria, così come di Beni economici e servizi di cui la nostra gente ha sempre più bisogno, in un sistema sempre più povero e mercificato.

 

Ora deve nascere l’iniziativa più ampia contro le mega opere dello sperpero e della distruzione ambientale, che colleghi l’Italia a partire dai due simboli estremi più eclatanti: il Ponte sullo Stretto e la Tav Torino-Lione.

 

Il ministro Lunardi vorrebbe far iniziare al più presto il traforo di sei chilometri a Venaus. Il nostro impegno deve essere quello di impedire che ciò avvenga, in modo non violento, ma con determinazione, allargando la consapevolezza di quanto è in gioco e contribuendo a realizzare una vasta solidarietà verso la popolazione valsusina.

 

Riteniamo che per le sue caratteristiche, questo sia un compito prioritario per le Associazioni Ambientaliste; per questo proponiamo di aderire unitariamente allo sciopero generale in Valsusa, indetto dalle rappresentanze sindacali per il 16 novembre, e di organizzare a breve una manifestazione-convegno a carattere nazionale da tenere nella Valle come Associazioni ambientaliste locali e nazionali per individuare le alternative possibili.

 

 

 

2 novembre 2005

 

Forum Ambientalista Piemonte

 

Legambiente Piemonte

 

Pro Natura Piemonte

 

Raffaella Bolini    - Presidenza ARCI Nazionale                                                   

 

Maurizio Gubiotti - Coordinatore nazionale Segreteria Legambiente

 

Ciro Pesacane - Coordinatore Nazionale Forum Ambientalista

 

Gigi Sullo - Carta

 

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Costruiamo una Carovana dal Nord-est

NO TAV: DIFENDERE I BENI COMUNI,

RESISTERE NEL PRESENTE

PER DECIDERE IL PROPRIO FUTURO

TUTTI IN VAL DI SUSA IL 16 NOVEMBRE

 

Costruiamo una Carovana dal Nord-est per partecipare allo sciopero generale contro l’Alta Velocità, indetto dall’assemblea dei sindaci e dei comitati anti-Tav della Val di Susa.

 

La straordinaria mobilitazione che coinvolge l’intera comunità della Val di Susa contro il progetto della Linea ad Alta velocità Torino – Lyon non va lasciata sola. L’adesione e la partecipazione attiva allo sciopero generale del 16 novembre, indetto dall’Assemblea dei sindaci e dei Comitati NO TAV può e deve diventare l’occasione concreta non solo per sostenere la giusta lotta della popolazione della Val di Susa, ma anche per imparare da essa, allargando e generalizzando la lotta in tutte quelle reti sociali che rivendicano bisogni e diritti, difendono i beni comuni, lottano contro progetti di grandi opere devastanti e produzioni inquinanti e nocive.

 

La loro lotta è anche la nostra, le loro ragioni sono le nostre.

 

Perché è una mobilitazione dai chiari contenuti glocal: dove la dimensione locale interviene su una questione immediatamente globale, quale la realizzazione di grandi reti infrastrutturali europee, che utilizzano il territorio unicamente come spazio di attraversamento, risorsa da violare e sfruttare. A questa logica si contrappone la difesa del territorio come prezioso bene comune, di tutti e non solo delle comunità che vi risiedono.

Perché è una mobilitazione dai diretti contenuti biopolitici: dove difesa del territorio, della qualità della vita e del tessuto di relazioni sociali, che su quel territorio sono cresciute, diventano rivendicazioni, locali e globali insieme, portatrici di una critica radicale ad un modello di sviluppo che si alimenta di decisioni prese altrove, da poteri forti e opachi, in nome dell’interesse superiore del profitto e della depredazione dei beni comuni.

Perché in questa mobilitazione è decisivo il riemergere del valore della dimensione comunitaria e municipale, come spazio praticabile della ricerca di una costruzione dal basso di nuove forme di democrazia conflittuale e di autogoverno. E si dimostra che è possibile, a partire da esperienze di governo locale, praticare forme vincenti di disobbedienza amministrativa a scelte imposte dall’alto, che si traducono in altrettante violenze al bene di un’intera comunità, di cui chi amministra dev’essere invece l’espressione.

Tutte queste ragioni sono per noi concrete suggestioni, insegnamenti ed esempi che pensiamo vadano moltiplicati e  generalizzati, e da subito sostenuti da quanti si trovano, anche nei territori del Nord-est, a lottare contro le grandi opere e la loro logica e guardano, nei comitati e nelle associazioni, nelle reti del sindacato sociale di base, nelle amministrazioni locali e nelle forze politiche, a questo orizzonte possibile di democrazia dal basso, conflittuale e progettuale allo stesso tempo.

Noi, firmatari di questo appello, siamo fra questi. Per questo motivo ci facciamo promotori dell’organizzazione di una carovana che dal Nord-est raggiunga la Val di Susa, per partecipare allo sciopero generale, sociale e comunitario di mercoledì 16 novembre.

 

Firmatari: …

Beppe Caccia, esecutivo Federazione Verdi del Veneto, rete del Nuovo Municipio

Alessandro Metz, Consigliere Regionale dei Verdi Friuli Venezia Giulia

Paolo De’ Marchi, consigliere provinciale di Padova, presidente dei Verdi del Veneto


Scritto da alp alle ore 09:36 | link | commenti |Torna su
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