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Oggi in prima pagina "La Stampa" titola: "BR: un modello la lotta no-Tav"
Visto che non è la prima volta che il suddetto giornale cerca di associare la nostra lotta NON - VIOLENTA alla lotta armata, e visto che non pubblica le numerose lettere che chiedono rispetto per il movimento e per la metodologia di lotta, propongo un boicottaggio. NON COMPRIAMO PIU' IL GIORNALE CHE CI DENIGRA, NON COMPRIAMO PIU' LA STAMPA!
Carissima/o Collega,
la notte fra il 5 ed il 6 dicembre dello scorso anno, resterà scolpita indelebilmente nel mio cuore come un evento tragico per la Democrazia del mio Paese.
Gli avvenimenti dell’autunno-inverno 2005 nel bene e nel male, sono entrati nella storia della Valle di Susa e dell’Italia, ma soprattutto sono oramai parte del DNA dei Valsusini.
Quanto avvenuto in quella notte è figlio di errori e gravi responsabilità da parte di molti, nessuno escluso, ritengo inoltre che più alto è il livello Istituzionale, più elevato sia il grado di responsabilità. Per questo è importante non dimenticare e lavorare tutti insieme per far si che non si ripetano più in futuro gli stessi errori.
In quella notte ho toccato con mano quanto sia delicato, anche nella nostra società, l’equilibrio della convivenza civile, quanto il bene della Democrazia debba essere coltivato anche nei cosiddetti paesi evoluti.
La pace, la libertà, la convivenza civile e la democrazia sono un bene che deve essere coltivato ogni giorno da tutti i cittadini, e Noi quali Amministratori responsabili, dobbiamo esserne consapevoli predicatori ma soprattutto i primi attuatori.
I Nostri Cittadini, il Movimento, i Comitati ripongono in noi la loro fiducia e le loro speranze, sono certo che ognuno in questa vicenda stia dando il meglio di sé.
La via d’uscita possibile resta il dialogo, senza pregiudiziali fra le parti, proseguiamo il confronto democratico fra i vari livelli Istituzionali garantendo e pretendendo il reciproco rispetto delle idee e della dignità di tutti, …. senza dimenticare.
Come certamente saprai i Comitati NO TAV stanno organizzando una fiaccolata ,dibattiti ed altri momenti di incontro e di festa al Presidio di Venaus nei giorni 8/9 e 10 dicembre.
Con la presente sono ad invitarTi a ricordare, in quanto non c’è nulla da festeggiare, la notte del 5/6 dicembre, ti invito pertanto: Dalle 18.00 in poi del 5/12/06 ad accendere dei lumini sulle finestre del Tuo Municipio e per quanto possibile invita i tuoi concittadini a fare altrettanto sulle finestre delle proprie abitazioni.
Quello che propongo è un gesto semplice, fatto in modo riservato,senza rumore, per invitare tutti a riflettere e ricordare.
La luce del lumicino della Democrazia è flebile ma molto visibile contro la notte buia della violenza, tante piccole luci insieme costruiranno un falò la cui luce spero giunga sino a Roma.
Il Cittadino “distratto” o che ancora vuol essere ignaro, forse mediterà e comprenderà i nostri perché.
Certo del Tuo sostegno, con l’occasione Ti invio i miei più Cordiali Saluti.
Il Sindaco
Nilo Durbiano
di Fulvia Bandoli, da "L'Unità" del 4 marzo 2006
Spesso accade che si cominci a discutere di un tema a partire dall'ultimo atto...ma un po' di storia aiuterebbe a capire e a decidere.
La mobilità è un nodo centrale per lo sviluppo di un qualsiasi Paese e la nostra è molto al di sotto degli standard europei, sia per quel che riguarda la mobilità urbana ed extraurbana sia per quanto attiene il trasporto delle merci.
Il settore della mobilità inoltre è quello che consente i risparmi energetici più consistenti, perché con lo spostamento dalla gomma al ferro e al mare del 25-30% delle merci è chiaro che avremmo un calo secco dei consumi energetici , un notevole miglioramento della sicurezza stradale e una diminuzione delle emissioni in atmosfera , diminuzione che ci aiuterebbe a rispettare finalmente il protocollo di Kyoto e gli impegni che ci siamo presi.
Fatte queste due premesse arriviamo al nocciolo della discussione in corso: quando parliamo di ferrovie sarebbe bene pensare a tutto il sistema ferroviario italiano.... anche a quello a bassa e media velocità ....che è diventato, negli ultimi anni, ancora più lento,inospitale, non puntuale, e in molti casi è proprio scomparso, soprattutto in alcune tratte dedicate al trasporto locale, vitale per i lavoratori pendolari, per i giovani e per gli anziani. Una vera rete ferroviaria è tale se è completa ed efficiente in tutte le sue parti, se non ha vistose lacune, se mette in comunicazione i territori anche più marginali con le direttrici principali. Non è tale se alcuni rami sono nuovi e veloci e altri in stato di abbandono, di manutenzione carente , di forte disfunzionalità.
Mi aspetterei un ragionamento a tutta "rete" quando parliamo di ferrovie e non a camere stagne…dove chi si occupa della rete veloce non sa o fa finta di non sapere cosa accade sul resto della rete. Noi, per dare al paese un sistema di mobilità all'altezza dei tempi, dovremo per forza lavorare sull'insieme del sistema .
Note:
[Ringraziamo Nanni Salio (per contatti: info at cssr-pas.org) per averci messo
a disposizione come anticipazione questo articolo che comparira' sul
prossimo fascicolo di "Azione nonviolenta" (per contatti: e-mail:
azionenonviolenta at sis.it, sito: www.nonviolenti.org). Giovanni (Nanni)
Salio, torinese, nato nel 1943, ricercatore nella facolta' di Fisica
dell'Universita' di Torino, segretario dell'Ipri (Italian Peace Research
Institute), si occupa da alcuni decenni di ricerca, educazione e azione per
la pace, ed e' tra le voci piu' autorevoli della cultura nonviolenta in
Italia; e' il fondatore e presidente del Centro studi "Domenico Sereno
Regis", dotato di ricca biblioteca ed emeroteca specializzate su pace,
ambiente, sviluppo (sede: via Garibaldi 13, 10122 Torino, tel. 011532824 -
011549005, fax: 0115158000, e-mail: regis at arpnet.it, sito:
www.cssr-pas.org). Opere di Giovanni Salio: Difesa armata o difesa popolare
nonviolenta?, Movimento Nonviolento, II edizione riveduta, Perugia 1983;
Ipri (a cura di Giovanni Salio), Se vuoi la pace educa alla pace, Edizioni
Gruppo Abele, Torino 1983; con Antonino Drago, Scienza e guerra: i fisici
contro la guerra nucleare, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1984; Le centrali
nucleari e la bomba, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1984; Progetto di
educazione alla pace, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1985-1991; Ipri
(introduzione e cura di Giovanni Salio), I movimenti per la pace, vol. I. Le
ragioni e il futuro, vol. II. Gli attori principali, vol. III. Una
prospettiva mondiale, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1986-1989; Le guerre del
Golfo e le ragioni della nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1991;
con altri, Domenico Sereno Regis, Satyagraha, Torino 1994; Il potere della
nonviolenza: dal crollo del muro di Berlino al nuovo disordine mondiale,
Edizioni Gruppo Abele, Torino 1995; Elementi di economia nonviolenta,
Movimento Nonviolento, Verona 2001; con D. Filippone, G. Martignetti, S.
Procopio, Internet per l'ambiente, Utet, Torino 2001]
Da quindici anni il Gruppo valsusino di azione nonviolenta (in sigla: Gvan)
e' al centro, insieme a una molteplicita' di altri gruppi, della lotta che
vede la popolazione locale opporsi al megaprogetto del treno ad alta
velocita' (Tav) che dovrebbe collegare Torino a Lione con un percorso che
prevede oltre cento chilometri di gallerie, di cui la piu' lunga (53 km)
sotto il massiccio dell'Ambin. Dai tempi di Achille Croce, primo obiettore
di coscienza all'industria bellica (presso le Officine Moncenisio: si veda
Achille Croce, I mezzi della pace, Editoria Universitaria, Venezia 2004), e
dalla seconda meta' degli anni '60, con le lotte per il riconoscimento
dell'obiezione di coscienza condotte insieme al Mir-Movimento Nonviolento
piemontese, il Gvan e' attivo, anche con il suo mensile "Dialogo in valle"
(di cui un attivo animatore nonche' fondatore fu don Giuseppe Viglongo),
nel promuovere una cultura della nonviolenza.
Nel corso di questa lunga lotta contro il progetto Tav, grazie a una diffusa
adesione tra la popolazione all'impostazione nonviolenta, essi hanno saputo
gestire anche momenti particolarmente difficili, come quelli degli ultimi
mesi, in modo coerentemente nonviolento, con fantasia, creativita',
fermezza, determinazione, e sono riusciti a impedire derive verso
manifestazioni violente, provocazioni poliziesche e nuove tragedie (come la
vicenda conclusasi con la tragica morte nel 1988 di due giovani anarchici,
Sole e Baleno, sulla cui complessa vicenda si veda Tobia Imperato, Le scarpe
dei suicidi, www.inventati.org/fenix) ampliando l'area di sostegno e di
solidarieta' sino a coinvolgere sindaci, comunita' montane, parroci,
associazioni, popolazione locale, sindacati di base, tecnici e scienziati.
Ma solo negli ultimi mesi i media hanno cominciato a occuparsene su scala
nazionale, fornendo spesso un'informazione parziale e distorta, descrivendo
questa lotta come un tipico esempio di localismo da sindrome Nimby ("not in
my backyard", non nel mio cortile), quando semmai si dovrebbe dire: "non nel
mio cortile, ma neppure nel tuo". Vediamo perche', esaminando sommariamente
quattro principali questioni e rimandando ad altre fonti per ulteriori
approfondimenti (www.notav.it).
*
1. Prima si propongono le soluzioni e poi si inventano i problemi. In altre
parole, prima si e' stabilito che si dovevano fare un insieme di linee ad
alta velocita', per scoprire poi che non erano necessarie e allora si sono
inventati dei problemi. Questo vale in generale, in Italia, per molte
cosiddette "grandi opere". Ma per restare al caso della Val Susa, si e'
scoperto che il Tav non era necessario per la semplice ragione che non c'e'
un flusso di passeggeri sufficiente per far tornare i conti. Allora si e'
modificato il progetto e il Tav diventato Tac (treno ad alta capacita'), che
dovrebbe permettere contemporaneamente il passaggio di treni merci e di
treni passeggeri. Ma come e' facile dimostrare sul piano tecnico, treni
merci e treni passeggeri sono incompatibili. Anche l'intero tracciato, i
porti di accesso per il carico e scarico merci (Tir o solo container) che
dovrebbero viaggiare su rotaia sono tuttora indefiniti e problematici. Un
progetto fatto e rifatto piu' volte, che si rivela essere un vero pasticcio,
di cui nessuno sa con esattezza i particolari.
2. Non sostenibilita' economica. Forse il punto piu' cruciale, e meno
conosciuto, e' proprio questo. Il sistema dei trasporti italiano ha
caratteristiche tali per cui l'alta velocita' non e', in generale,
funzionale al tipo di domanda, che per l'80% richiede spostamenti su brevi e
medi percorsi e non su lunghi percorsi. Il flusso di passeggeri su lunghe
tratte non e' quindi tale, tranne in pochi casi, da garantire almeno il
pareggio economico. Tant'e' che nessun operatore economico privato e'
disposto a investire neppure un euro nel progetto Tav/Tac della Val di Susa.
Garantisce lo stato, con investimenti e indebitamenti che peseranno sulle
generazioni future, senza nessun beneficio se non per le grandi ditte che
gestiranno per 15-20 anni un flusso enorme di denaro, stimato all'inizio in
15-20 miliardi di euro, ma molto probabilmente destinato a raddoppiare, se
non triplicare: una massa enorme di denaro che contribuira' inevitabilmente
ad accrescere la "corruzione ad alta velocita'" e gli appetiti delle cosche
mafiose. La principale esigenza del sistema ferroviario e' in realta' quella
dell'affidabilita', che consiste in quattro principali caratteristiche: alta
frequenza del servizio, puntualita', continuita' su tutto l'arco delle 24
ore (non solo di giorno), struttura reticolare capillare.
3. Non sostenibilita' ambientale. Oltre ai pericoli gia' noti da studi
precedenti dovuti alla massiccia presenza di minerali amiantiferi e
uraniferi, si pone il problema tutt'altro che secondario dell'enorme
quantita' di detriti, degli accessi secondari, del tratto di accesso in
un'area gia' altamente congestionata. A tutto cio' si somma il fatto che dal
punto di vista energetico e delle emissioni climalteranti, questo progetto
si presenta come difficilmente sostenibile. Nessuno ha fatto valutazioni sul
ritorno energetico: dopo quanto tempo l'energia risparmiata dal trasporto su
ferro sara' tale da ripagare quella impiegata per realizzare l'intera opera?
Ma in realta', la questione e' ancora piu' ampia. Le previsioni di una
crescita futura del traffico merci sono infondate e si basano sull'ipotesi
assolutamente non realistica di una disponibilita' futura di energia
fossile, che invece gia' oggi sta entrando decisamente nelle fase
problematica del raggiungimento del picco di produzione globale (sia del
petrolio, sia del gas). In natura non esistono variabili indipendenti e
neppure la crescita quantitativa illimitata del trasporto merci, e dei
passeggeri, puo' essere considerata tale. Occorre invece invertire la
tendenza e ridurre la circolazione delle merci a monte.
4. Le alternative. Si possono individuare alternative a breve e medio
termine, compatibili con le esigenze di salvaguardia ambientale e
maggiormente sostenibili economicamente. A breve termine, il potenziamento e
adeguamento dell'attuale ferrovia e' la soluzione piu' ragionevole e
praticabile. Nel medio periodo si deve razionalizzare il sistema di
trasporto ferroviario e autostradale riducendo il transito di merci inutili,
modificando il sistema produttivo e di distribuzione orientandoci a uno
sviluppo locale che richieda minori percorsi di circolazione delle merci,
con una drastica riduzione dei costi energetici e ambientali. Questa, che ad
alcuni puo' sembrare una strada difficile da percorrere, diventera' una
scelta obbligata, man mano che sara' meno disponibile il petrolio abbondante
e a basso costo. Gia' oggi ne vediamo le prime avvisaglie e dobbiamo
attrezzarci prima che sia troppo tardi. Nel lungo periodo, queste scelte
possono portare a riequilibrare un sistema abnorme e squilibrato, creando i
presupposti di un modello di economia non piu' basato sulla crescita
quantitativa illimitata. La strada e' lunga, ma ci riguarda tutti, e occorre
agire tempestivamente, prima che le avvisaglie del possibile collasso si
traducano in drammatica realta' su scala globale (cfr. Jared Diamond,
Collasso, Einaudi, Torino 2005; James Howard Kunstler, Collasso, Nuovi Mondi
Media, San Lazzaro di Savena, Bologna, 2005).