*Notav Documenti
Bella Ciao
blogfriends
Cani sciolti
Comitato Notav Almese
Comitato Notav Valdellatorre
Dialogo in Valle
Lega Ambiente ValleSusa
NoMoSe
NoTav
NoTavTorino
Osservatorio sulla legalità
Spinta dal bass
Torino Social Forum
Verdi: Monica Frassoni
z- quotidiani : Il Manifesto
z- quotidiani : L'unità
z- quotidiani : Liberazione
z-settim: Internazionale
z-settimanali: Luna Nuova
z-settimanali: Vita no-profit
z-SocialPresse
z: massmedia Indymedia
z:motori:ricerca notav blog
*loading*
visitatori
adozioni a distanza
agnoletto
ambiente
amianto
auguri
beppe grillo
comunicati
comunicati associazioni
comunicati redattore
denunce
documenti
ecologia
europa
foto
gif notav
governo
incontri
info dalla valle
interventi
interviste
lettere
lettere aperte
manifestazioni
medici
news
no tav
opinioni
personale
politica
provocazioni
resoconti dalla valle
riflessioni
riunioni
scienza
scienziati
sindacati
sindacati scuola
sindacato
sondaggi
sondaggio tav
sostegno notav
sotegno notav
stampa
tav
tav francese
testimonial
testimonianze
verdi francesi
video
vignette
Nel progetto che non c’è Il tunnel di base di 53 km che doveva sbucare a Venaus ed è costato ai valsusini tante bastonate ed altrettante notti all’addiaccio non si farà più o meglio non sbucherà più a Venaus, bensì a qualche km di distanza, in un indefinito limbo di Val di Susa e non si comprende per quale ragione la popolazione dovrebbe ritenere questa soluzione migliorativa rispetto alla precedente.
Sempre nel progetto che non c’è il TAV non correrà più sulla sinistra della Dora bensì sulla destra, evitando l’amianto del Musinè ma sventrando la collina Morenica nei pressi di Avigliana in un territorio geologicamente altrettanto problematico. Poi proseguirà il suo cammino in maniera indefinita per lunghi tratti parallelamente alla ferrovia attuale che verrà in parte interrata (o meglio “annacquata” dal momento che nella realtà la falda acquifera in Valle si trova a soli 2 metri di profondità) al fine di ricucire il territorio, con impatti ambientali e costi che non vi è ragione di ritenere inferiori rispetto a quelli del progetto precedente.
Il movimento NO TAV,
riunito in assemblea il 3 maggio 2006, nella sede Consiliare del Comune di BussolenoIN TAL SENSO
Esprime la più totale solidarietà nei confronti di chi è stato raggiunto da avviso di garanzia per i fatti dello scorso autunno;si indice la mobilitazione permanente invitando tutto il popolo NO TAV a essere presente a Torino davanti alla Procura della Repubblica da lunedì 8 maggio e al Tribunale dei minori il 12 maggio, in modo da portare appoggio concreto ai militanti NO TAV indagati.
Movimento NO TAV
Torino, i no-Tav tornano in piazza
A Torino primo incontro col commissario Ue Loyola De Palacio sul voluminoso rapporto realizzato da esperti indipendenti sulla fattibilità dell'alta velocità in Val di Susa
26/4/2006
La manifestazione no-Tav di fronte
alla prefettura di Torino
I consigli di Bruxelles
Tav, siete favorevoli o contrari?
I valligiani: pronti alle barricate
TORINO. Sfilare la questione Tav dalla legge Obiettivo e riportarla alla procedura ordinaria. Lo hanno chiesto oggi i sindaci della Val di Susa e i rappresentanti degli enti locali piemontesi alla coordinatrice del Corridoio 5 Loyola De Palacio che, a Torino, ha illustrato i risultati del rapporto sulla Tav commissionato dalla Ue.
Alla richiesta dovrà rispondere il nuovo governo, ha spiegato il presidente dell'Osservatorio sull'Alta Velocità Torino-Lione Mario Virano. Riprendere un percorso di carattere ordinario per i sindaci significa in buona sostanza avere una valutazione d'impatto ambientale sul progetto definitivo. Positivo il giudizio del prefetto del capoluogo piemontese Goffredo Sottile, oggi, ha detto, «si è ripreso un percorso di dialogo ed ora spetterà al nuovo governo proseguirlo».
Oltre un centinaio di manifestanti "no tav" hanno sostato davanti alla prefettura di Torino, dove tra l'ex commissario europeo Loyola De Palacio presentato ai sindaci della Val Susa il rapporto Ue sulla linea ad alta velocità. I manifestanti hanno innalzato uno striscione con la scritta: «ascoltateci, rispettateci, noi amiamo la Val Susa». Da Milano, Guglielmo Epifani invita a fare tutte le verifiche e ad andare avanti. «Noi - ribadisce - non siamo mai stati contro l'Alta velocità. Abbiamo sempre detto che c'erano due condizioni preliminari alla sua realizzazione: la salute delle persone e di chi lavora in quelle vallate e la partecipazione democratica. Non si può decidere sopra la testa della gente ma si deve convincerla, dialogando».
«Bisogna prendere molto sul serio i lavori dell'Osservatorio tecnico, non si può pensare che questo sia stato fatto soltanto per dare un contentino a quelli della Valsusa», dice il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, commentantando l'evolversi della discussione sulla linea ad Alta Velocità Torino-Lione, a margine del suo intervento per l'inaugurazione dei lavori della nuova Stazione Ferroviaria di Torino Porta Susa. A Torino c'è anche chi sostiene con forza che l'opera «non si farà».
È Alberto Perino, uno dei leader della protesta della Val Susa. Intanto Prc afferma per bocca di Patrizia Sentinelli afferma che «la nostra posizione rimane coerente al programma dell'Unione che prevede un rimando della scelta definitiva a seguito di ulteriori approfondimenti e che qualunque opzione dovrà realizzarsi con il consenso della popolazione della Valle in un percorso partecipativo che abbia la capacità di valorizzare tutte le proposte in campo».
LEGAMBIENTE TUONA: «GRAVE RIUNIONE SENZA GOVERNO»
«Gravissimo fare una riunione sull'Alta Velocità ferroviaria in Valle di Susa in assenza del governo». È quanto sostenuto oggi dai rappresentanti delle associazioni ambientaliste tra i manifestanti NO Tav accorsi davanti alla prefettura di Torino
«Siamo qui per protestare - ha detto Oscar Margaira, vicepresidente di Legambiente Valsusa - perchè questa che dovrebbe essere un'analisi del progetto in realtà è una verifica degli studi fatti da Ltf. Noi avevamo chiesto a dicembre che fosse analizzato tutto il progetto della Torino-Lione. Invece loro hanno valutato solo la parte internazionale senza fare uno studio nuovo, hanno preso gli studi di Ltf e hanno detto vediamo cosa dicono. Questo è un modo di approcciare il problema che non funziona. Noi non prendiamo lo studio di un altro per farne uno nostro: prendiamo i dati e studiamo».
Margaira dopo aver ricordato che gli esperti sono stati nominati da Loyola de Palacio, ha rammentato che la De Palacio «non più membro del parlamento europeo, le è rimasto solo l'incarico di coordinatrice del progetto Torino-Lione; se lei perde questo affare perde il suo stipendio. Inoltre - ha aggiunto - gli esperti saranno anche bravissimi, ma non si incaricano gli esperti di una società sola, la Cowi, per verificare queste cosè. Secondo il vicepresidente di Legambiente Valsusa «forse l'obiettivo è quello di avventurarsi in una spesa enorme per il nostro paese, e creare problemi all'economia italiana. Ed è gravissimo che questa riunione - ha sostenuto - avvenga oggi senza l'esistenza di un governo. Al tavolo devono esserci i rappresentanti del governo nuovo, o di quello vecchio. Bisogna capire - conclude - che siamo qui per gli interessi di tutti gli italiani».
Grandissima manifestazione popolare. Chi dice 70.000, chi arriva ad azzardare centomila.
Lo sciopero ha bloccato interamente la Valle: solo i treni passavano e, rallentando al massimo nei punti in cui la ferrovia corre parallela e vicina alla strada, i macchinisti fischiavano a lungo mentre dai finestrini i passeggeri salutavano a pugno chiuso e sventolando bandiere No-Tav. Tutte le fabbriche della valle (5.000 addetti), tutti gli esercizi commerciali, compresi bar e distributori, tutte le scuole, uffici postali, banche, officine artigiane, allevamenti, erano chiusi. Sulle porte dei negozi bandiere e cartelli No-Tav e la scritta: "Per una valle viva, oggi sciopero: No Tav".
Il divieto imposto dalla Commissione di garanzia che aveva intimato alla CUB di revocare lo sciopero è stato ignorato dai valligiani che hanno scioperato sia nel privato dove non esistono limitazioni sia nel pubblico, dove le leggi antisciopero vengono usate come una clava per reprimere i movimenti sociali. La decisione della CUB di ignorare la richiesta di revoca dello sciopero ha incontrato ampia solidarietà.
Anche nei confronti dei vigili del fuoco, la cui adesione alla giornata di lotta è stata all'insegna del rifiuto della militarizzazione del corpo, non sono mancate le provocazioni. La questura ha infatti richiesto il loro intervento per liberare da chiodi la strada che conduce al Seghino, il sito ove era stata portata nottetempo una trivella per i sondaggi. I vigili hanno seccamente rifiutato dichiarando che la gestione dell'ordine pubblico non rientra tra le loro competenze che sono di soccorso alla popolazione.
Lungo le strade della Valle i cartelli, gli striscioni, le bandiere erano dappertutto. Significativa la volontà di respingere al mittente le provocazioni di Pisanu e di Lunardi. Numerosi i cartelli ironici in cui si stigmatizzava la frase del ministro sui "pelandroni" della Val Susa che perdono tempo a manifestare e quelli contro il tentativo di criminalizzazione della lotta in Valle.
Non sono mancati i politici di professione venuti alla marcia a caccia di consensi ma la loro presenza non era che un elemento di contorno in una giornata i cui grandi protagonisti sono stati i valligiani e le tante persone solidali accorse soprattutto dalla provincia e dal resto del Piemonte.
Ferma e chiara l'opposizione ad un progetto di morte e la resistenza contro uno Stato che non solo ignora la volontà popolare ma arriva brandendo manganelli, esibendo scudi, caschi e fucili sparalacrimogeni. Non si contavano gli striscioni contro l'occupazione militare della valle, contro l'imposizione violenta della trivella a Seghino di Mompantero entrata provocatoriamente in funzione il giorno prima dello sciopero generale.
Andata letteralmente a ruba la lettera aperta al Presidente della Comunità montana Bassa Val Susa, Antonio Ferrentino, da noi diffusa in migliaia di copie alla manifestazione. Nella lettera veniva denunciata l'esplicita criminalizzazione degli anarchici da parte di Ferrentino che, in un'intervista al quotidiano "La Stampa", aveva insinuato che dietro al pacco contenente esplosivo fatto rinvenire sulla statale del Moncenisio e i proiettili inviati alla governatore Mercedes Bresso, non ci potessero essere che gli anarchici, gli stessi che si erano permessi di criticare pubblicamente le scelte di chi, come lui, si è prodigato nella ricerca di improbabili scorciatoie istituzionali. Di fatto la criminalizzazione degli anarchici è il preludio al tentativo di criminalizzare la resistenza della popolazione al TAV. Non a caso Ferrentino ha provato a contrapporre lo sciopero alla pratica dei blocchi dei cantieri, delle strade e della ferrovia. In questo modo ha, nei fatti, condannato !
le pratiche che hanno consentito sinora di tenere fuori dalla valle il TAV.
Il gioco di Ferrentino e di chi come lui ha tentato di gettare ombre sulla lotta contro il Tav, è sinora fallito. Nonostante l'allarmismo dei giornali e dei politici, allarmismo che ha giustificato l'imponente dispiegamento di tutori del disordine statale, lo spezzone di corteo in cui sono sfilati gli anarchici con i loro striscioni e bandiere è stato accolto con la consueta simpatia sia alla partenza della marcia da Bussoleno sia all'arrivo a Susa.
La giornata del 16 novembre ha sicuramente rappresentato una tappa importante nella lotta contro il TAV, quella nella quale i valsusini hanno detto chiaro e forte che non vogliono che la valle divenga un corridoio per treni superveloci che collegano periferie anonime attraversando un deserto.
Ma una tappa è una tappa non è ancora l'intero viaggio. La meta è ancora lontana. In regione i politici di ogni colore sono nettamente schierati per il TAV e l'hanno pubblicamente ribadito in questi giorni. Dall'incontro del 14 novembre tra la presidente della Regione Bresso, il presidente della Provincia Saitta, il sindaco di Torino Chiamparino e Ferrentino è emerso in modo chiaro che l'unica preoccupazione degli amministratori piemontesi è arrivare alle Olimpiadi di febbraio ed alle elezioni di aprile senza conflitti in corso. In questi giorni cercheranno di inventare un compromesso che consenta di dilazionare nel tempo la questione TAV per rendere meno aspro lo scontro con la gente della Val Susa. Naturalmente Lunardi e la sua cricca, come già è avvenuto nell'ultimo mese, potrebbero decidere di scompaginare ancora una volta le carte, tentando un'ulteriore azione di forza. Questi i giochi della politica. Fuori, in valle come a Torino, spetta alla gente tenere saldamente in mano quello che hanno conquistato con la loro lotta: la facoltà di decidere da se del proprio destino, affrontando, se necessario, la repressione dello Stato.
Il prossimo banco di prova potrebbe essere molto presto. Entro fine mese è previsto un nuovo tentativo di LTF, il general contractor che ha in appalto questa tratta dell'Alta Velocità, di prendere possesso dei terreni di Venaus per far partire i lavori della galleria di ispezione. In valle è chiaro a tutti che non saranno certo le mediazioni politiche a bloccarli. Solo l'azione diretta popolare e di massa può fermare il treno della morte.
Resistere al Tav si può.
Sulla vita, la salute e la libertà non si tratta!
Federazione Anarchica Torinese - FAI
Corso Palermo 46 - la sede è aperta ogni giovedì dopo le 21,15
fat@inrete.it - 011 857850 - 338 6594361
La manifestazione contro la Tav e lo sciopero generale della Val di Susa sono cominciati alle prime ore del mattimo. La valle è ferma: aziende e negozi sono chiusi. I primi dati Fiom parlano di una adesione allo sciopero di oltre il 90 per cento. I muri e le vetrine dei paesi sono ricoperti di cartelli con scritto "Per una valle viva, oggi sciopero: No Tav". Il clima è molto sereno. Moltissimi gli amministratori locali presenti con i gonfaloni.
* La cronaca minuto per minuto *
http://ww2.carta.org/notizieinmovimento/
* Almeno in 70 mila al corteo *
http://ww2.carta.org/notizieinmovimento/articles/art_4803.html
* Il corteo dei vigili del fuoco, dei medici, degli agricoltori... *
http://ww2.carta.org/notizieinmovimento/articles/art_4802.html
* Folena: "Moratoria sui lavori" *
http://ww2.carta.org/notizieinmovimento/articles/art_4801.html
* Agnoletto: "E ora sospendano i lavori" *
http://ww2.carta.org/notizieinmovimento/articles/art_4799.html
* Francesco Caruso: "E' una grande mobilitazione popolare" *
http://ww2.carta.org/notizieinmovimento/articles/art_4798.html
* Debernardi: "Una manifestazione di solidarietà" *
http://ww2.carta.org/notizieinmovimento/articles/art_4797.html
* Legambiente: "Ecco i numeri di un'opera insensata" *
http://ww2.carta.org/notizieinmovimento/articles/art_4794.html
* Parlano anche gli striscioni e i volantini *
http://ww2.carta.org/notizieinmovimento/articles/art_4792.html
* Un vero sciopero generale *
http://ww2.carta.org/notizieinmovimento/articles/art_4791.html
* "Per una valle viva, oggi sciopero" *
http://ww2.carta.org/notizieinmovimento/articles/art_4789.html
Rassegna stampa: tratto da www.lastampa.it
Tav, migliaia in corteo
BUSSOLENO. È partita con una ventina di minuti di anticipo, verso cioè le 9,40, la marcia organizzata per lo sciopero generale contro la Tav a Bussoleno. Migliaia di persone, tra cui una cinquantina di sindaci dei paesi della Val di Susa, si sono radunati nelle strade del paese per raggiungere Susa, a nove chilometri di distanza, lungo una strada statale che dovrebbe fiancheggiare il tracciato del tratto Torino-Lione del Corridoio 5 dell'Alta velocità. Tra i partecipanti, ad aprire il corteo, oltre agli amministratori locali, il presidente di Lega Ambiente Roberto Della Seta, l'indipendente di Rifondazione Pietro Folena, il parlamentare europeo Vittorio Agnoletto.
Allo sciopero, indetto dalle Rsu-Fiom, hanno aderito le confederazioni dei Cobas, ma non la dirigenza della Cgil. Al corteo partecipano gli studenti delle scuole superiori. Sono numerosissime le famiglie, composte anche da persone anziane, che sono in cammino verso Susa per protestare contro la costruzione di un'opera giudicata dannosa per l'ambiente, inutile e costosa.
In alcuni banchetti è in corso la raccolta di firme contro la Tav e si chiede un euro di contributo a sostegno delle lotte.A Bussoleno sono arrivati da Torino treni strapieni di gente. Gli undici autobus organizzati dalle Comunità montane hanno dovuto fare più viaggi per raccogliere le persone. Sono arrivati, tra gli altri, il treno speciale organizzato da Libera Piemonte e quello dei collettivi universitari. Accanto ai cittadini della valle sfilano Legambiente con i suoi palloncini gialli, l'Arci con quelli rossi, Wwf, Emergency, la Fiom con il segretario generale Gianni Rinaldini, la Coldiretti, le Rsu del Politecnico, la Cub, delegazioni di lavoratori e ambientalisti da tutta Italia.
Ci sono i Verdi con il leader Alfonso Pecoraro Scanio, i Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista. Alcuni cartelli ironizzano inoltre sui pericoli di infiltrazione del terrorismo: «Se ci fate arrabbiare facciamo casotto, ma non usiamo tritolo nè P38», «Ma ci state guardando? Ci avete visto? Saremmo noi i terroristi». Numerosi gli striscioni firmati 'No-Tav', fra i quali «Bresso, Chiamparino l'amianto nel vostro giardino», «Uranio-amianto in Valle di Susa: no grazie».
Rassegna stampa: tratto da www.unità.it
Val Susa, la marcia dei 70mila. I sindaci in testa al corteo
di Tonino Cassarà
«Lo sciopero e la manifestazione di oggi devono essere l’occasione per far ripartire senza esitazione il tavolo delle trattative». A ribadirlo insieme agli amministratori locali sono arrivati in tanti. Forse 60 – 70mila. E non solo dalla vicina Torino ma da ogni parte d’Italia. Quanto successo in Val Susa negli ultimi giorni e la tenacia dei valsusini ha fatto crescere un movimento che ha ormai assunto carattere nazionale. Ci sono i rappresentanti di Scanzano (anche istituzionali) del Mugello, del Trentino, del Veneto. Ci sono i metalmeccanici, quelli che per prima hanno chiesto lo sciopero con la raccolta di 4mila firme nelle fabbriche della valle. Ci sono gli studenti e gli impiegati, le famiglie con i bambini, i pensionati. Ma in testa a tutti ci sono loro: i sindaci. Con la fascia tricolore e i gonfaloni comunali.
«Riaprire la trattativa»
«Non dobbiamo dimenticare che la protesta inizia nei luoghi della democrazia per eccellenza, i comuni - afferma Giampaolo Zancan, senatore dei Verdi e avvocato del movimento anti Tav - Oggi ci sono 70mila persone e non quattro sfaccendati come offensivamente ha detto Lunardi. In democrazia una voce così numerosa non può, non deve essere trascurata».
Laura Cima, anche lei parlamentare verde, sottolinea il suo apprezzamento per le iniziative degli enti locali: «Come ho chiesto nell’interpellanza della scorsa settimana - osserva - questa grande partecipazione pacifica deve portare alla necessaria riapertura del tavolo delle trattative. Non si può accettare il muro contro muro a poche settimane dalle Olimpiadi. Deve essere tolto lo Stato d’assedio della valle, anche per i turisti».
Per Giampiero Godio, responsabile energia di Legambiente Piemonte, «bisogna chiedersi se l’opera potrà effettivamente risolvere i problemi del trasporto nel nostro Paese. Secondo noi non è così, perché i reali bisogni sono relativi ai trasporti locali. Sia per i passeggeri sia per le merci. Serve una Rete di trasporti e non un asse. Prima ancora dell’impatto ambientale, gravissimo di per sé, viene il problema del prosciugamento dei fondi destinati ai trasporti che impedirà la realizzazione della rete necessaria a decongestionare le strade e le città».
Le adesioni alla manifestazione sono tantissime: accanto ai cittadini della valle sfilano Legambiente, Wwf, Emergency, Arci, la Fiom con il segretario generale Gianni Rinaldini, la Coldiretti, le Rsu del Politecnico, la Cub, delegazioni di lavoratori e ambientalisti da tutta Italia. Ci sono i Verdi con il segretario Alfonso Pecoraro Scanio, i Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista. E manifestano, con tanto di divisa, anche i vigili del fuoco: «Siamo qua per riappropriarci del nostro sacrosanto diritto di scioperare - spiega Giovanni Maccarino- Questa manifestazione è sì l’opportunità di solidarizzare con i valusini ma anche per rivendicare i nostri dirtti».
Mille agenti presidiano la valle
Sono arrivati però anche tanti poliziotti (oltre un migliaio di poliziotti e carabinieri), che vanno ad aggiungersi a quelli già presenti nella valle. Si temono azioni degli anarco-insurrezionalisti e 55 obiettivi ritenuti sensibili sono continuamente controllati in Val Susa e a Torino. Momenti di tensione, stemperati dagli organizzatori, quando i manifestanti passano accanto ai blocchi delle forze dell'ordine che dal 31 ottobre impediscono l'ingresso a Mompantero, uno dei Paesi dove si stanno iniziando gli scavi per il tunnel. Un gruppo di squatter torinesi insulta i poliziotti, ma non si registra nessun incidente.
Il corteo parte alle 9.30 dalla piazza del mercato di Bussoleno e poi senza deviazioni percorrerà gli 8 chilometri che la separano da Susa. Dalle 9 la strada statale 25 è chiusa al traffico. Nel pomeriggio una serie di interventi di rappresentanti degli enti locali e parlamentari. La protesta si concluderà con un concerto in piazza, a Susa, al quale parteciperanno i Subsonica e gli Statuto.
Rassegna stampa: tratto dal www.liberazione.it
La Val di Susa si ribella alla Tav. Sotto i monti c'è l'uranio e l'amianto
Due viadotti dell'autostrada con piloni da venti metri, l'imbocco della centrale idroelettrica dell'Aem di Torino (completamente scavata nella roccia con una galleria di due chilometri) e un cantiere in attesa della prima galleria della Torino-Lione. A cento metri dall'abitato di Venaus le preoccupazioni degli abitanti della Val di Susa sono visibili a occhio nudo. Tra prati, mucche e case oltre a tutto ciò che già c'è qua dovrebbero passare altri due viadotti ferroviari che attraverserebbero la valle (per 750 metri tra montagne che si alzano in un soffio, senza pendii) a un'altezza di 18 metri per infilarsi nella stessa montagna già bucata più volte. Davanti al cantiere ex Astaldi che dovrebbe essere acquisito dalla Cmc di Ravenna (cooperativa "rossa") per iniziare i lavori del tunnel di 53 chilometri che collegherebbe Italia e Francia, c'è uno dei tre presidi della popolazione "no-tav" della valle (gli altri sono a Bruzolo e Borgone verso il fondo valle) sugli striscioni hanno scritto: "Venaus ha già dato". Dopo le tende di giugno si è passati a una casupola riscaldata, dove ci si riunisce e si mangia. «Da qui non ce ne andiamo, resistenza al mille per mille» ci dice Enzo, pensionato Enel di 67 anni, con lui Guido, Fabrizio ed Ermelinda, autisti, pensionati, disoccupati, studenti, agricoltori, tutti si danno i turni. "Lasciate la politica o voi che entrate", recita un cartello sul muro oltre le foto delle manifestazioni e gli articoli di giornale. Ermelinda ha appena finito lo striscione per la manifestazione di oggi, dice: "Mercedes, Fiat voluntas nostra: no tav"; firmato "le donne della valle".
Qui a Venaus si giocherà il vero braccio di ferro delle prossime settimane, se passerà la linea proposta ancora ieri da presidentessa della regione, presidente della provincia e sindaco di Torino che chiede di far partire i lavori del tunnel per poi discutere con calma il resto, la Tav avrà segnato la prima vittoria. Perché la galleria di Venaus non è propriamente "un sondaggio", ma un tunnel di 10 chilometri largo undici metri e alto otto. Sono "sondaggi geognostici" e servono a capire cosa ci troveremo davanti, continua a ripetere Ltf, la società mista italo-francese incaricata degli studi. «La cosa che mi fa imbestialire - ha commentato il sindaco del paese Nilo Durbiano - è che un'opera così grande, paragonabile al traforo del Frejus, per la legge sia esattamente uguale a un carotaggio verticale di venti centimetri di diametro». Per realizzare il tunnel nessuna valutazione di impatto ambientale è stata realizzata, non ce n'è bisogno se si tratta di sondaggi. Ma è credibile? Anche un bambino saprebbe rispondere. Poi basta andare con i valsusini sulla montagna per scoprire che poco oltre il progettato buco c'è una miniera di uranio aperta negli anni '60 da una società dell'Eni e presto abbandonata. La rilevazione geyser condotta da Legambiente le settimane scorse ha rilevato valori mille volte superiori al normale. Riscendendo ci fermiamo davanti a un pascolo di 200 mucche sotto i viadotti dell'autostrada, sono le ultime sopravvissute da una strana moria polmonare che le aveva colte quando c'era il cantiere autostradale in piena attività: erano piene d'amianto nei polmoni. Volete andare avanti? C'è anche un lavoratore dell'Aem morto di mesotelioma pleurico (si contrae solo con l'amianto) morto poco tempo fa, si chiamava Francesco Franceschini e scavava la galleria per la centrale elettrica. "Anche gli asini sanno che la Tav è una truffa", dice uno striscione davanti a Venaus, poco dietro tre somarelli in carne e ossa ci guardano interrogativi. A pochi chilometri, lungo i sentieri che vanno al monte Seghino, camionette dei carabinieri fermano il passaggio, la trivella per il primo sondaggio (questo sì geologico) è entrata in funzione e non bisogna disturbare il manovratore.
Bussoleno era un paese di ferrovieri, in mezzo alla bassa Val di Susa, qui i treni per la Francia si fermavano per attaccare il secondo locomotore per salire fino a Modane. «C'era la stazione, un deposito officina e la scuola macchinisti - racconta Gino Bar, macchinista comunista dal 1965, con migliaia di corse transfrontaliere sulle spalle -eravamo in circa 900, di cui più di un terzo venivano da fuori». Adesso rimane poco o niente, il polo è stato smantellato e in parte trasferito a Orbassano. «Il paradosso è che il raddoppio della linea attuale della ferrovia l'abbiamo chiesto sempre noi, contro l'inerzia dei politici che volevano solo gomma e autostrade, allora ci dicevano che eravamo contro lo sviluppo perché volevamo i treni, adesso ci dicono che siamo contro perché diciamo che l'alta velocità è uno sbaglio». Gino ne discute con tutti al dopolavoro ferroviario e alla bocciofila e trova anche da scontrarsi: «Sono un ferroviere e figurati se non sono orgoglioso a pensare treni che battono gli aerei, ma qui si tratta di ben altro». E giù a spiegare le pendenze della tratta, la differenza tra merci e passeggeri. «Quando scavarono il Frejus in diversi periodi si lavorava solo un'ora al giorno per l'acqua, il fango e le temperature, quanto staremo in ballo qua?».
In valle continuano a dire che la linea attuale, con le sue gallerie in via d'allargamento dovrebbe prima essere sfruttata a pieno. E poi sono preoccupati per i costi: «L'autostrada doveva costare 600 miliardi di lire, ne hanno spesi 3850», racconta Silvano Giai, uno dei primi no-tav della valle. «Nel 1991 manifestavamo in qualche migliaio contro lo smantellamento del polo ferroviario con tanto di sciopero del paese, con le scuole e tutti, non ci dicano che siamo contro la ferrovia». Negli stessi anni si sono battuti anche contro l'elettrodotto da Grandil a Piossasco, che avrebbe dovuto portare l'elettricità nucleare francese in Italia, insieme ai comitati francesi della valle della Maurienne hanno vinto la loro battaglia. Un buon esempio. Soprattutto ora che tutta la popolazione è mobilitata. Lungo le strade del vecchio borgo medievale, dal panettiere al farmacista tutti aderiranno allo sciopero della valle (c'è anche un volantino di Confesercenti). In prima fila studenti, istituzioni e valsusini, dietro tutti gli altri, sindacati (Cub Cobas, Fiom), i militanti della Cgil della valle, Verdi e Rifondazione, centri sociali, ambientalisti, i comitati contro il traffico dei tir della Val d'Aosta. Non ci saranno i francesi perché di là il tunnel lo vogliono.
Scendiamo la Maurienne dall'altra parte del confine. Stazioni sciistiche e un'autostrada che ha molto affaticato la valle, accolta con qualche mugugno e oggi sacramentata da tanti: il rumore, lo smog, i camion notte e giorno. Qui la ferrovia sperano gli tolga un bel po' di fastidi. La maggioranza della popolazione è favorevole, come ci spiega Michel Levy del quotidiano di Chambery le Dauphiné libéré la differenza è soprattutto culturale: «C'è una preoccupazione sulle opere e su come saranno condotte, ma non ci sono state manifestazioni come in Val Susa, qui vogliono il treno e hanno fiducia nelle opere pubbliche». Salvo che non tutti la pensano così: «Non vogliamo lasciar passare questa assurdità - ci spiega Daniel Dufreney sindaco di La Chambre - tutto è stato fatto in maniera arbitraria e autoritaria senza domandare nulla alla popolazione, ci vuole una rivoluzione locale per evitare che la valle e le sue aziende scompaiano». I problemi francesi si concentrano dove sboccherà il treno. A Pont de Beauvoisin, al confine tra Savoia e Isére, dove nel 1860 c'era il confine tra Italia e Francia parliamo con Dominique Servan dell'associazione Apsab nata per proteggere gli interessi dei cittadini di sette comuni del fondo valle: «Siamo favorevoli al ferroutage - il trasferimento dei tir su camion per la tratta montana - ma 250 treni per ventiquattro ore al giorno non sono tollerabili». Dopo tre anni di petizioni, audizioni, incontri con politici hanno ottenuto che i tracciati non attraversino i loro paesi. Questo fondo valle è stretto e i treni rischiano di riempirlo di rumore e difficoltà. Benché abbiano fiducia chiedono perché i valsusini sono così contrari e ti guardano strano quando gli dici che gli studi affidati a docenti del Politecnico, gli scavi precedenti e l'eterna storia delle italiche opere pubbliche creano una diffidenza totale. Per trovare uno scontro tra fautori e oppositori del grande tunnel in Francia, bisogna andare sui siti specializzati di dibattito. Si trovano cifre, opzioni, proposte alternative (dalla linea essenziale, alla distribuzione su tutti i valichi del traffico, a un tunnel nel Monginevro per soddisfare un corridoio verso la Spagna). Un buon dibattito, pieno di spunti e dati. Anche da questa parte della valle c'è di che discutere.
di Claudio Jampaglia (mercoledì 16 novembre)
Rassegna stampa: tratto da www.corriere.it
Protesta anti-Tav, in migliaia in val di Susa
Migliaia di persone al corteo contro l'inizio dei lavori di perforazione. I manifestanti: temiamo conseguenze per l'ambiente
SUSA (Torino) - Sono arrivati a decine di migliaia fin dalle prime ore dell'alba. Secondo gli organizzatori sono almeno 50 mila le persone che prendono parte alla manifestazione contro i treni ad alta velocità (Tav) promossa questa mattina da comitati locali e associazioni ambientaliste che giudicano la nuova linea ferroviaria inutile e dannosa. Il braccio di ferro che va avanti da anni e che nelle ultime settimane ha raggiunto i picchi di maggiore tensione è giunto probabilmente alla fase decisiva.
IL CORTEO - All'appuntamento si sono presentati in tanti, abitanti della valle e gruppi di sostegno provenienti da tutto il Piemonte, ma anche da altre regioni d'Italia. Il concentramento è stato a Bussoleno. Moltissime le persone arrivate questa mattina molto presto. I treni in partenza da Torino Porta Nuova e diretti in Val di Susa sono stati letteralmente presi d'assalto, soprattutto dagli studenti. Tutti i convogli, non solo il treno gratuito delle 7,45, erano stracolmi. In testa al corteo, che si snoda su un tracciato di 8 chilometri per arrivare a Susa, il primo cittadino di Bussoleno, Giuseppe Joannas, di Rifondazione comunista. «Andremo avanti nella nostra lotta. Siamo fiduciosi in un risultato positivo perchè - ha sostenuto - l'Unione europea non ha ancora deciso i finanziamenti dell'opera che, secondo noi, distruggerà la Valle di Susa».
BAMBINI E POMPIERI - In sfilata ci sono anche centinaia di bambini dela valle, che urlano i loro slogan contro la Tav. Un loro cartello è dedicato alle «forze dell'ordine che non sono di Torino»: «Questa volta non ci caricate, ci siamo anche noi bambini». Il corteo è colorato e festoso: una banda musicale intercomunale sottolinea il passaggio del serpentone dei manifestanti e musica rock e blues è diffusa dagli altoparlanti montati su un camioncino. Anche i vigili del fuoco sfilano con le loro divise a sostegno della protesta: avrebbero dovuto far parte del servizio d'ordine predisposto dalle autorità, ma hanno preferito partecipare al corteo tra i manifestanti. La scritta No-Tav è dappertutto: sulle bandiere e sui palloncini bianchi e rossi, ma anche sui pali della luce, sui muri delle strade. I negozi sono tutti chiusi e, sulle serrande, un biglietto spiega: «per una valle viva oggi sciopero no-Tav». Ferme anche molte fabbriche, come l'Azimut dove le Rsu hanno appeso la bandiera No-Tav. Altri striscioni si rivolgono direttamente al ministro Pietro Lunardi: «Ministro Lunardi ti svelo un passatempo per tirar tardi. È tanto bello, prova e vedrai, vai sui binari e gioca a shangai». In alcuni banchetti è in corso la raccolta di firme contro la Tav e si chiede un euro di contributo a sostegno delle lotte.
TIMORI PER L'AMIANTO - Gli abitanti della valle di Susa si oppongono alla realizzazione del nuovo tracciato ferroviario tra Torino e Lione - un'opera che fa parte del progetto europeo di Corridoio 5 per il collegamento tra Lisbona e Kiev - e, in particolare, alle perforazioni delle montagne necessarie per realizzare le gallerie sotto cui transiteranno i binari, su tutti il maxi tunnel di 52 chilometri, punto nodale dell'intero tracciato. Si tratta di interventi che i valligiani giudicano inutili, devastanti e soprattutto pericolosi essendo stata accertata la presenza di amianto nel sottosuolo. Il timore è che i lavori possano contribuire a diffonderlo nell'ambiente, provocando gravi forme di inquinamento.
LE PRESSIONI DELLA UE - L'opera è però considerata fondamentale dalla Commissione Uee ancora ieri la commissaria Loyola De Palacio aveva lanciato un appello a superare le divisioni affinché non vi siano ulteriori ritardi sulla tabella di marcia. Anche le forze politiche italiane sono tendenzialmente concordi sulla necessità di un'opera che consentirà di limitare il traffico su gomma e che permetterà all'Italia di non restare tagliata fuori dalla rete dei collegamenti transnazionali europei. Contrari però i Verdi, che fin dall'inizio hanno sposato la protesta di ambientalisti e istituzioni locali e che ritengono vi siano soluzioni alternative alla supergalleria tanto temuta dai valligiani.
Rassegna stampa: tratto da www.repubblica.it
La Val di Susa si è fermata: cinquantamila alla marcia anti Tav
Striscioni contro l'alta velocità, critiche al centrosinistra
Imponente spiegamento di polizia, ma clima sereno
di VERA SCHIAVAZZI
BUSSOLENO (VAL DI SUSA) - Oltre due chilometri e mezzo di corteo, un'ora e mezza di tempo tra la partenza dei primi striscioni e quella degli ultimi. Secondo gli organizzatori, la marcia anti Tav di questa mattina è la più grande mai organizzata. Una prima stima delle forze dell'ordine parla di trentamila persone; ma, sempre secondo il comitato promotore locale, i partecipanti sarebbero ormai oltre cinquantamila, un dato superiore alle più ottimistiche previsioni che loro stessi avevano espresso ieri.
Massiccia la presenza dei delegati e degli aderenti alla Cgil sia da tutta la Val di Susa che da Torino, nonostante la mancanza di un'adesione ufficiale che è stata data soltanto dalla Fiom.
Per ora, il cima resta estremamente disteso, le molte bande musicali presenti nel corteo, alternano l'inno di Mameli a "Bella Ciao", ma si sentono anche "Addio Lugano bella" e canzoni tradizionali della montagna piemontese. Tra gli spezzoni più visibili del corteo, quelli dei vigili del fuoco in divisa, dell'Anpi (Associazione partigiani) e delle rappresentanze sindacali dell'Università e del Policlinico di Torino.
La manifestazione contro l'alta velocità ferroviaria da Torino a Lione, accompagnata dallo sciopero generale dell'intera Val di Susa, era cominciata dalle prime ore del mattino.
Poco dopo le 6 i primi manifestanti si sono radunati con musica, striscioni, bandiere e palloncini sulla grande piazza del mercato di Bussoleno, il paese dal quale la marcia è poi partita intorno alle 10 diretta a Susa lungo un percorso di 8 chilometri.
Le aziende, i negozi, i locali pubblici e la maggior parte dei servizi sono bloccati. I primi dati forniti dalla Fiom Cgil, (unica organizzazione sindacale ad avere aderito ufficialmente) parlano di una riuscita dello sciopero con oltre il 90 per cento di adesioni.
Lo slogan generale, che tappezza muri e vetrine è "Per una valle viva, oggi sciopero: No Tav". Mentre il collegamento veloce è già stato ribattezzato "treno ad alta voracità". Molti cartelli puntano apertamente ai timori per la salute che gli scavi necessari alla galleria di oltre 50 chilometri prevista dal tracciato potrebbero comportare, e vanno anche oltre, evocando l'amianto, l'uranio e la diossina come pericoli imminenti.
Altri attaccano gli amministratori regionali. A cominciare dalla presidente della Regione, Mercedes Bresso (Ds) per proseguire col ministro Lunardi, accusato di "interessi personali" ("Meglio sfaccendati che faccendieri", è lo slogan che lo riguarda), altri ancora prendono di mira i silenzi o l'appoggio al progetto che arriva dal centrosinistra: "Fassino ricordati di tuo padre", dicono i cartelli riferendosi al papà del segretario Ds che fu partigiano nelle valli torinesi.
Il clima, fino ad ora, è molto disteso. Le migliaia di poliziotti e carabinieri che fin da ieri presidiano la valle sono presenti sia sulla piazza, dove fraternizzano con i manifestanti locali, sia lungo tutte le strade dove fin dall'alba non cessano di ispezionare fossati, cassonetti, anfratti, edifici disabitati e qualunque altro luogo potenzialmente pericoloso.
I volantini distribuiti riproducono il testo di alcuni articoli della Costituzione: da quello sulla libertà personale a quello sulla tutela della salute, e ringraziano chi è arrivato da lontano, invitando tutti a respingere le provocazioni violente. Alcuni treni speciali riservati agli studenti sono già arrivati da Torino, mentre stanno per giungere i pullman che dal Sud e dal Nordest porteranno fin qui i leader della protesta No global come Luca Casarini e Francesco Caruso. Ma il "servizio d'ordine" che promette maggiore efficacia è quello garantito da sindaci e amministratori locali, presenti in massa con i gonfaloni e le fasce tricolori.
(16 novembre 2005)
No Tav : le foto dell'amianto in Val di Susa
I seguenti fotogrammi, inviatici dal dottor Topino - medico del lavoro -, sono tratti da un servizio di Telecity
girato nella zona del Monpantero, dove sono previsti alcuni lavori per l'alta velocita' in Val di Susa.
Le immagini del minerale sono andate in onda sul circuito Telecity 7 Gold, Italia 8 e Telestar.

___________
NB: I CONTENUTI DEL SITO POSSONO ESSERE PRELEVATI CITANDO L'AUTORE E LINKANDO
www.osservatoriosullalegalita.org
LIBERA
ASSOCIAZIONI, NOMI E NUMERI
-----------------------------------
16 Novembre 2005: MANIFESTAZIONE IN VAL DI SUSA
LIBERA PIEMONTE
ADERISCE ED INVITA ALLA PARTECIPAZIONE
Le ragioni del movimento NO-TAV sono profondamente radicate nella rete di Libera.
Siamo vicini alle popolazioni della Val di Susa che ribadiscono il proprio impegno con strumenti non violenti, all’interno di un confronto duro ma democratico.
Quale sviluppo vogliamo per i nostri territori?
Quali sono i fattori di questo sviluppo su cui vale la pena investire denaro pubblico e risorse umane?
Come coniugare sviluppo con dignità delle persone, diritti e qualità della vita?
Sono domande di cui sentiamo l’urgenza.
Sono questioni che stanno alla base anche della prossima giornata nazionale contro le mafie, che si celebrerà proprio a Torino il 21 Marzo prossimo.
Ecco perché il 16 Novembre noi ci saremo e invitiamo a partecipare.
RITROVO
ACMOS – TERRA DEL FUOCO – OLTRE LA FORTEZZA
Dopo lunedì 31 ottobre nessuno può più dire “non sapevo”. Il Potere al servizio delle Grandi opere, che di grande hanno solo i finanziamenti ed i guadagni per le multinazionali e gli speculatori, ha mandato in campo oltre 1200 uomini: polizia, carabinieri e guardie di finanza. Tutti per favorire l’inizio della grande rapina ai danni della Valle di Susa che si chiama TAV.
Ma quello che deve essere chiaro a tutti noi è che in gioco non è solo il futuro di quella valle, ma quello del sistema trasportistico italiano, perché lì si vogliono investire quasi 40.000 miliardi delle vecchie lire. Con la prospettiva, se l’opera andasse in porto regolarmente, di cominciare ad avere rientri economici (tutti da dimostrare) dalla gestione solo fra 16 anni, tanto è il tempo per costruirla. Tutto ciò per creare un doppione dell’attuale linea Torino-Lione che è ben lontana dall’essere saturata, e in barba alle reali esigenze di trasporto di uomini e merci.
I fautori dell’opera continuano a dipingere gli oppositori come gente interessata solo a difendere qualche bosco, come fastidiosi montanari campanilisti che ostacolano la modernizzazione del sistema ferroviario nazionale e internazionale. Lunardi, Bresso, Chiamparino, Pininfarina & C. nelle interviste parlano di boschi e amianto (aspetti da non sottovalutare, anzi!) perché hanno paura a entrare nel merito delle vere questioni che, se discusse razionalmente, dimostrerebbero quanto – in aggiunta alle devastazioni all’ambiente – sia assurda la realizzazione di quest’opera: quella economica e quella trasportistica. Questo sostengono coloro che nella Valle fronteggiano le forze dell’ordine costituito e i tecnici dell’Ltf. Alla forza pubblica stanno opponendo la forza della ragione.
Se il progetto Tav va avanti, per i prossimi quindici anni sarà sempre più il trasporto su gomma a goderne per l’inefficienza in cui verrà lasciato il trasporto ferroviario, con grave danno per tutti coloro che vorrebbero usare il treno come mezzo efficace ed efficiente potendo giungere a destinazione e per chi auspica il trasferimento del trasporto delle merci da gomma a rotaia.
Per questo la Tav Torino-Lione deve divenire un problema di tutti, quanto quello del Ponte sullo Stretto di Messina. Siamo di fronte ad un furto di Beni comuni, come quello del suolo, delle falde acquifere, dell’aria, così come di Beni economici e servizi di cui la nostra gente ha sempre più bisogno, in un sistema sempre più povero e mercificato.
Ora deve nascere l’iniziativa più ampia contro le mega opere dello sperpero e della distruzione ambientale, che colleghi l’Italia a partire dai due simboli estremi più eclatanti: il Ponte sullo Stretto e la Tav Torino-Lione.
Il ministro Lunardi vorrebbe far iniziare al più presto il traforo di sei chilometri a Venaus. Il nostro impegno deve essere quello di impedire che ciò avvenga, in modo non violento, ma con determinazione, allargando la consapevolezza di quanto è in gioco e contribuendo a realizzare una vasta solidarietà verso la popolazione valsusina.
Riteniamo che per le sue caratteristiche, questo sia un compito prioritario per le Associazioni Ambientaliste; per questo proponiamo di aderire unitariamente allo sciopero generale in Valsusa, indetto dalle rappresentanze sindacali per il 16 novembre, e di organizzare a breve una manifestazione-convegno a carattere nazionale da tenere nella Valle come Associazioni ambientaliste locali e nazionali per individuare le alternative possibili.
2 novembre 2005
Forum Ambientalista Piemonte
Legambiente Piemonte
Pro Natura Piemonte
Raffaella Bolini - Presidenza ARCI Nazionale
Maurizio Gubiotti - Coordinatore nazionale Segreteria Legambiente
Ciro Pesacane - Coordinatore Nazionale Forum Ambientalista
Gigi Sullo - Carta
NO TAV: DIFENDERE I BENI COMUNI,
RESISTERE NEL PRESENTE
PER DECIDERE IL PROPRIO FUTURO
TUTTI IN VAL DI SUSA IL 16 NOVEMBRE
Costruiamo una Carovana dal Nord-est per partecipare allo sciopero generale contro l’Alta Velocità, indetto dall’assemblea dei sindaci e dei comitati anti-Tav della Val di Susa.
La straordinaria mobilitazione che coinvolge l’intera comunità della Val di Susa contro il progetto della Linea ad Alta velocità Torino – Lyon non va lasciata sola. L’adesione e la partecipazione attiva allo sciopero generale del 16 novembre, indetto dall’Assemblea dei sindaci e dei Comitati NO TAV può e deve diventare l’occasione concreta non solo per sostenere la giusta lotta della popolazione della Val di Susa, ma anche per imparare da essa, allargando e generalizzando la lotta in tutte quelle reti sociali che rivendicano bisogni e diritti, difendono i beni comuni, lottano contro progetti di grandi opere devastanti e produzioni inquinanti e nocive.
La loro lotta è anche la nostra, le loro ragioni sono le nostre.
Perché è una mobilitazione dai chiari contenuti glocal: dove la dimensione locale interviene su una questione immediatamente globale, quale la realizzazione di grandi reti infrastrutturali europee, che utilizzano il territorio unicamente come spazio di attraversamento, risorsa da violare e sfruttare. A questa logica si contrappone la difesa del territorio come prezioso bene comune, di tutti e non solo delle comunità che vi risiedono.
Perché è una mobilitazione dai diretti contenuti biopolitici: dove difesa del territorio, della qualità della vita e del tessuto di relazioni sociali, che su quel territorio sono cresciute, diventano rivendicazioni, locali e globali insieme, portatrici di una critica radicale ad un modello di sviluppo che si alimenta di decisioni prese altrove, da poteri forti e opachi, in nome dell’interesse superiore del profitto e della depredazione dei beni comuni.
Perché in questa mobilitazione è decisivo il riemergere del valore della dimensione comunitaria e municipale, come spazio praticabile della ricerca di una costruzione dal basso di nuove forme di democrazia conflittuale e di autogoverno. E si dimostra che è possibile, a partire da esperienze di governo locale, praticare forme vincenti di disobbedienza amministrativa a scelte imposte dall’alto, che si traducono in altrettante violenze al bene di un’intera comunità, di cui chi amministra dev’essere invece l’espressione.
Tutte queste ragioni sono per noi concrete suggestioni, insegnamenti ed esempi che pensiamo vadano moltiplicati e generalizzati, e da subito sostenuti da quanti si trovano, anche nei territori del Nord-est, a lottare contro le grandi opere e la loro logica e guardano, nei comitati e nelle associazioni, nelle reti del sindacato sociale di base, nelle amministrazioni locali e nelle forze politiche, a questo orizzonte possibile di democrazia dal basso, conflittuale e progettuale allo stesso tempo.
Noi, firmatari di questo appello, siamo fra questi. Per questo motivo ci facciamo promotori dell’organizzazione di una carovana che dal Nord-est raggiunga la Val di Susa, per partecipare allo sciopero generale, sociale e comunitario di mercoledì 16 novembre.
Firmatari: …
Beppe Caccia, esecutivo Federazione Verdi del Veneto, rete del Nuovo Municipio
Alessandro Metz, Consigliere Regionale dei Verdi Friuli Venezia Giulia
Paolo De’ Marchi, consigliere provinciale di Padova, presidente dei Verdi del Veneto
…

Uno puo' dire..ma io che c'entro, con la Valle Susa, e la lotta contro la Tav?
Mah..forse ci sono tante cose che riguardano tutti noi. a ben guardare.
Forse vale la pena di capirci di più, visto che i soldi saranno pubblici.
E poi: da una parte ,paroline magiche,abracadabra, come sviluppo, progresso, occupazione,
addirittura merci su treno anzichè tir..
dall'altra parole come amianto, uranio, fondi sufficienti solo per iniziare
poi troppo costosa, valle stretta e lunga senza ricambio d'aria..
in mezzo il buon senso inascoltato: potenziamo la linea ferroviaria che già c'è.
Dietro ancora: due notizie.
1) La moglie e i figli di Lunardi titolari di un'impresa per lo scavo del tunnel.
2) Titolari degli scavi di Venaus sono le cooperative edilizie di Ravenna
Se gli scavi non partono entro Dicembre 2005, si perdono i fondi della Comunità europea
Se ti va, per sostenere un po' anche tu questa protesta civile, democratica, popolare
scrivi una frase, al fondo del tuo post, magari come ps.
" Questo blog sostiene la lotta NoTav della ValleSusa "
www.notavinvallesusa.splinder.com
Forse non servirà a tanto, ma a qualcosa si: un gesto di attenzione, di comunicazione solidale, anche da qui.
Eventualmente, grazie.