No Tav in ValleSusa

No Tav in ValleSusa

Blogger: notav

Commenti recenti

No Tav Gif
(Preleva il codice qui!)


NoTav

Bottoni

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Visite e Statistiche

*loading*

visitatori

Foto recenti

www.flickr.com
This is a Flickr badge showing public photos from notavinvallesusa. Make your own badge here.

Archivio

oggi
giugno 2007
maggio 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005

Redazione

 Il mio profilo Contattaminotav
 Il mio profilo Contattamiaizarg
 Il mio profilo Contattamialp
 Il mio profilo Contattamielias
 Il mio profilo ContattamiLam

Siti correlati



venerdì, 25 novembre 2005

In Val di Susa stanno violando l’articolo 17 della Costituzione


Intervista al presidente legambiente Val di Susa Piercarlo Cotterchio. "Quindici anni di cantieri in funzione, è una cosa impressionante. Nessuno di noi lo vuole"

Partiamo dalle basi, per creare questa linea TAV, cosa è necessario fare e quali e quanti cantieri sarà necessario aprire?

Probabilmente non lo sanno ancora neanche loro, per quanto almeno dichiarano, i vari progetti arrivati sono tantissimi e sono ogni volta uno peggiore dell’altro. So che vengono cambiati spesso.

Sono tantissimi i cantieri che loro hanno aperto Sono una cosa impressionante... Finchè la terra non verrà estratta la roccia sarà lasciata all’interno delle gallerie; questo genere di terra verrà sicuramente in parte riutilizzata, ma il 60% verrà stoccato sull’esterno.

Stoccare sull’esterno vuol dire progetti che hanno dell’incredibile, con cave di alta montagna a 2’000 metri, con cave di bassa valle; per poi smaltirli verso le cave che tritando questo terriccio ne fanno sabbia per costruzione edile, perchè questo è uno dei grossi rischi che non è plausibile che possano arrivare a costruire con materiali che poi... non posso parlarne scusami.

C’è da dire che purtroppo saranno tanti, si parla di 500 tir minimo al giorno che transiteranno 24 ore su 24 sulla statale e40; ora l’autostrada Torino-Pastonecchie è un’autostrada tra l’altro tra le più care d’Italia, è stata costruita con i soldi dello stato italiano, ora è gestita da una società privata che si chiama Sigdom, e praticamente ques’autostrada non ha uscite fin qui, non ci sono interconnessioni per cui questi tir non viaggeranno in autostrada ma transiteranno sulle strade del comune; i cittadini della Val di Susa notoriamente quelli che lavorano a Torino non usano l’autostrada che comunque è cara e quindi viaggiano sulla statale e ora immaginatevi il traffico delle otto del mattino per andare a lavorare tra 500 tir più tutto il traffico normale. Sarà una cosa indecente la gente non potrà più muoversi, non potrà più lavorare oltre alle polveri di questi 500 tir che si diffonderanno in tutti i punti della valle.

Quindi forme di inquinamento sia dirette che indirette.

Si, esatto diretta e indiretta. Poi immaginatevi uno scenario dove in una valle stretta in cui il punto più largo è cinquecento- seicento metri da piede di una montagna a piede di una montagna. Quindi da noi trecento giorni all’anno abbiamo il vento, immaginatevi le polveri come vengono spazzate. E questo anche per le polveri d’amianto e che arriveranno anche sulla città più importante che è Torino.

Sarà, per come la vediamo noi, un disastro. E questo per quindici anni di cantieri in funzione, la cosa più assurda è proprio questa, quindici anni di cantieri in funzione, è una cosa impressionante. Nessuno di noi lo vuole.

Passiamo alle altre domande Qual è il costo economico della situazione? Quale quello ecologico? E quale infine quello sociale?

Ad oggi hanno preventivato 15 miliardi solo per il tunnel più in alto, quello centrale, più altrettanti soldini per la parte bassa...

Quindi il ponte sullo stretto a confronto è una sciocchezzuola a confronto.

Sicuramente si.

Il grosso problema non viene dall’iniziare il lavoro, ma dalle sue conseguenze. Noi denunciamo il problema delle falde acquifere che verranno captate; il mugello è un esempio italiano di come la Tav ha distrutto tutto. Sappiamo che arriveranno a portarci via tutta l’acqua in buona sostanza, oggi ad esempio un tunnel scavato dall’AEN qualche anno fa ha praticamente messo a secco da quattro mesi uno dei comuni di alta valle, questo comune viene rifornito con delle autobotti quotidianamente nella cisterna in alto, di captazione dell’acqua, perchè non ce la fa con quella poca che gli è rimasta, cioè noi sicuramente avremo un grave problema di dissesto idrogeologico, senza contare l’amianto e tutte le porcherie che han tirato fuori, poi pensate che ogni volta che si trova un problema del genere sono soldi in più che lo stato deve tirar fuori.

Il grosso problema è che questo, per rispondere anche alla domanda successiva (Chi pagherà? N.D.R.) la pagheremo noi, cioè noi cittadini italiani! Non pagherà certamente Montezemolo, quindi Farina, Bottiglieri e tutti questi personaggi, loro lo vogliono perchè il buisness lo faranno dopo! Lo fanno anche adesso, perchè ovviamente ci lavorano con le proprie aziende, e lo faranno successivamente, dove loro avranno degli sconti eventualmente per transitarvi sopra, cosa che invece non avrà il cittadino qualunque, ma chi pagherà sarà il cittadino qualunque, è questa la cosa scandalosa.

Allo stesso modo, nessuno la dice, le autostrade in Italia sono state costruite tutte con i soldi pubblici e guarda caso sono gestite tutte da aziende private, senza fare nomi, ma chi ha orecchie per intendere intenda, allora la cosa assurda è che in Italia dovremmo avere delle autostrade completamente gratis per il cittadino, dovremmo avere dei treni ad un basso costo, e invece no! Costano più care del dovuto, è sempre il povero disgraziato che ci rimette e deve pagare....

Si suppone che per giustificare una spesa tanto ingente e simili costi collaterali le amministrazioni avranno certamente prospettato i futuri vantaggi per convincervi...

Quali amministrazioni?

Quelle che stanno cercando di costruire la TAV...

Quindi lo stato italiano o la provincia, intende questi?

Esatto

Allora dovete sapere che questi da anni nessuno facente parte di queste amministrazioni ha nemmeno più messo il naso in Val di Susa, nessuno di questi politici durante la campagna elettorale è stato in Val di Susa a dire almeno la sua idea, nessun politico da anni ha il coraggio di venire in Val di Susa e dire la verità; nessun politico è venuto in Val di Susa e lo ribadiamo, almeno a spiegare le ragioni se mai ci fossero, ma il problema è che anche loro non vengono perchè non hanno argomenti, perchè comunque sanno benissimo che questa è un’opera assolutamente i-nu-ti-le!

Solo l’Italia ha deciso di usare l’alta velocità?

Allora qui si parla di una tratta che va da Kiev a Lisbona, guarda caso questo corridoio cinque l’hanno iniziato solo gli italiani, perché ci risulta che dalla parte della Slovenia non glie ne può fregar di meno, come dicono a Roma; per quanto riguarda Kiev personalmente sono stato proprio a lì ad agosto ed ho parlato ai giornalisti e con un funzionario della città, e gli ho detto: “ma avete sentito parlare della famosa linea Kiev-Lisbona” e loro sono cascati dalle nuvole. Quando poi gli ho detto: “ma questa è una linea decisa dalla comunità europea”, e loro “Si, ok, ma noi non ci siamo ancora dentro, quindi non vedo come possano decidere per noi; ma si se è una linea ad alta velocità... ci farà piacere averla, l’importante è che la paghiate voi! Perchè noi soldini non ne abbiamo”. Poi c’è un’altra ragione che mi hanno fatto notare loro: supponiamo che la linea sia attuata, un treno, ad alta velocità, che arriva a 300 all’ora, parte da Lisbona arriva fino al confine con l’Ucraina, attraversando l’Ungheria, arrivati lì ci dobbiamo fermare, ed allargare il binario, cioè dobbiamo alzare il treno, cambiare le ruote e mettere le ruote a scartamento ridotto, ma poi cosa succede? Abbiamo recuperato tre ore di viaggio e ne perdiamo 4 per cambiare le ruote, e allora a questo punto cosa succede?

Cioè è impossibile che un treno possa viaggiare ad alta velocità su degli assali che sono posticci per cui quello stesso materiale non potrà fare Kiev-Lisbona, forse farà fino in Ungheria, poi la gente dovrà scendere e le merci dovranno scaricarle e ricaricarle su un altro treno, non lo so, queste sono alcune delle cose...

I francesi, lo vogliono, beh, caspita, loro hanno innanzitutto hanno zero impatto ambientale, non passa neanche in paese perché passa in centro alla montagna, delle fermate non glie ne frega niente, però c’è da dire una cosa, che il 70% dell’opera è sul loro territorio e un terzo ce l’abbiamo noi, a loro all’inizio non glie ne fregava nulla perché è un’opera costosissima, quando hanno saputo che Berlusconi ha deciso di farlo assolutamente e ha firmato un documento che dice il 50% lo paghiamo noi e il 50% lo pagate voi, quindi un terzo lo paghiamo ancora noi, pur di fare l’opera! E certo che i francesi lo vogliono, perché tanto lo pagano gli italiani...

Esistono, secondo voi degli obiettivi occulti che spingono verso un’opera simile?

Beh, sicuramente si, come tutte le opere pubbliche in Italia ci sarà. Purtroppo e come sempre, però lo scopriremo solo poi, in corso d’opera, cioè l’autostrada del Frejus quando è stata terminata son saltate fuori le storie delle tangenti, sono saltate fuori le storie di mafia, di società che lavoravano... Le cose più incredibili, sicuramente anche questo sarà per il ponte di Messina e sarà per la Val di Susa, cioè sicuramente qua si fa il problema di pochi interessi economici e non solo. Perchè la torta è molto grande e molto appetibile, dobbiamo dire che c’è un interesse da parte di un’azienda italiana e da parte del capo dei nostri ministri che lavora attualmente in Francia sotto mentite spoglie; questo è un conflitto d’interesse gravissimo, anzi lui deve ancora rispondere ad un’interrogazione parlamentare del 2003, fatta al ministro Lunardi, su perché una sua azienda lavora in Francia su un’opera che ha autorizzato lui!

Supponendo una totale onestà nella realizzazione dei lavori chi ci guadagna?

Di sicuro non il Piemonte, perché non è che sarà una Torino Lione, ma una Milano Lione, perché Torino non ha attualmente a oggi nessuna interconnessione, la linea non ha una fermata a Torino come non ne ha in valle! Quando io leggo sulla stampa che i valsusini, devono capire che poi viaggeranno più velocemente a Torino sono delle bugie! Il loro gioco è di convincere la gente, il popolino, e fargli credere che viaggeranno più veloce ma questa è una grande menzogna.

Attualmente da Bussoleno a Torino con un treno diretto ci si impiegano quaranta minuti, lo stesso tempo di percorrenza lo si faceva quando c’erano i treni a vapore, spiegatemi dov’è il vantaggio! Inoltre con un treno ad alta velocità che va in galleria, nessun comune avrà una fermata. Attualmente hanno già tagliato e chiuso le stazioni dei vari comuni in valle, che facciano funzionare meglio il nostro treno attuale, che ci mettano treni senza le cimici e le pulci, che li puliscano un po’ di più e che diano un servizio! Purtroppo non gli interessa.

Sicuramente chi ci guadagnerà saranno i vari Montezemolo e company, cioè questa gente qui, quelli delle ditte che arrivano da Milano, perché Torino sarà comunque tagliata fuori.

E’ stata effettuata la Valutazione di Impatto Ambientale? I vostri dati concordano con tale valutazione? Quali sono i rischi per la popolazione?

Allora molto semplicemente la risposta è che la Valutazione di Impatto Ambientale non è stata fatta, perché è stata esautorata dalla legge obiettivo, allora non sarà fatta nessuna VIR, il problema è lì, mentre da parte francese prima di prendere ogni decisione viene interpellato il popolo quindi il popolo decide se è un’opera è sostenibile oppure no. Poi si fa la Valutazione di Impatto Ambientale, la Valutazione di Impatto Ambientale decide se il lavoro è fattibile o no, e poi si creano delle compensazioni, cioè c’è una legge che impone una tassa che la gente deve pagare ai comuni per il danno arrecato ai comuni dai cantieri, in base ai metri quadri e al danno ambientale, calcolata sulla VIR, in Italia non è così, perché la legge obiettivo ha esautorato questo, quindi questa è un’opera che, se viene costruita, viene costruita senza la Valutazione di Impatto Ambientale e questa è una cosa scandalosa!

Ovviamente noi abbiamo potuto fare dei calcoli, perché noi abbiamo dei rapporti, che praticamente ammazzano questa linea perché non c’è nessuna coerenza, se volete vedere sul nostro sito: www.legambientevalsusa.it troverete uno studio di un dottore universitario, che ha fatto il calcolo di quanto può inquinare una costruzione e una messa in esercizio di una linea ad alta velocità, rispetto all’inquinamento di una macchina normale, ad RSI converrebbe comprare una Mercedes ad ogni persona che utilizza l’alta velocità e mandarlo in giro sulla Mercedes che inquina meno. E’ una cosa assurda, cioè l’alta velocità inquina molto di più, sotto l’aspetto ambientale che una macchina o più macchine che circolano sul territorio

Precisiamo: il ministro che ha evitato la VIR era Lunardi?

Si, Lunardi, certo...

Ci sono dei politici o delle organizzazioni che si sono rivelate particolarmente impuntate in favore dell’avvio dei lavori? E qualcuno che si è schierato con voi?

I partiti che attualmente sono schierati sono i verdi, Rifondazione Comunista e i Comunisti Italiani, tutti gli altri ovviamente sono a favore della TAV, Margherita, DS, AN e company.

Per esempio c’è una cosa scandalosa e ci tengo a dirlo perché ci tengo anche per manifestare la nostra solidarietà a questa persona, che è un valsusino e anche un assessore provinciale, Walter Giuliano, assessore provinciale all’ambiente e ai parchi. L’altro giorno ha partecipato alla marcia degli ottantamila come cittadino della valle di Susa, perché residente, nativo e vive in val di Susa, non ha partecipato con nessuna fascia nessuna delega, nessun simbolo da assessore, in modo spontaneo, perché si sentiva di difendere i suoi concittadini e di dare la propria adesione, come cittadino, non come assessore, adesso il presidente della provincia di Torino saetta gli ha ritirato le deleghe, adesso è un assessore senza portafoglio, questa è una cosa scandalosa.

Il ministro Lunardi ha dichiarato:“Queste proteste di questi nullafacenti che non hanno niente da pensare, che si radunano e fanno fiaccolate a noi non ci preoccupano assolutamente. Io credo che sia un problema per il ministro degli Interni, e noi andiamo avanti con i nostri progetti e con gli impegni che abbiamo preso con l’Europa”. Cosa gli rispondereste?

Allora, giusto per evitare querele, mi limito a dire non in merito alla questione dei nullafacenti, perché dovrei dire delle cose molto molto brutte sul ministro Lunardi, però visto che sono una persona civile, mi limito a dire che le persone dovrebbero, prima di parlare azionare il cervello e pensare a cosa si dice, sicuramente noi in Val di Susa non siamo dei nullafacenti, siamo delle persone molto laboriose. L’abbiamo dimostrato in passato, e lo hanno dimostrato le generazioni che ci hanno preceduto, quindi la generazione di mio padre, di mio nonno e dei nonni dei miei nonni, e come me tutta la Val di Susa.

Ci sentiamo di dire che questo ministro soprattutto perché dovrebbe rappresentare l’Italia che è stato eletto anche con i voti della Val di Susa.

Queste cose sono molto brutte, sentirsele dire soprattutto in Piemonte fanno molto male, questa è una cosa scandalosa e lui dovrebbe chiedere scusa perché non ce lo meritiamo. Noi vogliamo solo difendere un diritto sacrosanto. In questo momento noi abbiamo un paese che è stato militarizzato.

E’ un paese della zona, dove le persone per potersi recare a casa devono mostrare 4, 5 volte al giorno i documenti... Neanche vivessero in un altro stato! Cioè sentirsi non più proprietari della propria casa, e nemmeno cittadini italiani, e questa è l’ennesima provocazione.

Oltretutto il 30 di questo mese sono state recapitate delle raccomandate con la notifica, dove il trenta di novembre ci sarà l’inizio, secondo loro, della presa di possesso del cantiere dove verrà fatto il tunnel di base che verrà scavato, di dieci chilometri per “fare un sondaggio”, non è nient’altro che un inizio di lavori, è un inizio della prossima linea. Il ministro in una condizione di grande tensione che c’è in val di susa non ha nulla di meglio da fare che andare avanti, lui ha mandato queste lettere in modo provocatorio, e noi lo riteniamo sia per quello che ha detto in passato, sia per questa cosa una grave offesa ai cittadini della val di susa, credetemi, gli ottantamila erano persone civili, era la Valle di Susa intera che ha protestato, sicuramente il 30 ci troverà in piazza e sicuramente il 30 ci troverà in modo pacifico a dire: “noi non vogliamo far iniziare i lavori” Noi crediamo in una Italia laboriosa e crediamo ancora non tanto nello stato ma nella costituzione italiana, quella vera, per intenderci, e chiediamo a tutti i cittadini d’Italia che possono in ogni parte d’Italia, di fare delle proteste in favore della Val di Susa ma non per la Val di Susa in se, ben sì perché è una protesta che va contro i forti interessi, la mafia e contro tutte le porcate che stanno succedendo oggi in Italia.

Questa è una provocazione che noi non accettiamo, e sicuramente il 30 ci troveremo di fronte alle forze di polizia, in modo pacifico.

Questa è stata una provocazione forte, che nessuno di noi si aspettava, però si assumeranno i ministri dell’interno, Lunardi e company, la responsabilità di tutto quello che potrà succedere, saranno loro i veri responsabili, e nessun altro.

Questa è una situazione indegna, scandalosa per un paese civile, mandiamo negli altri stati le persone a far la guerra perché pensiamo ci sia la dittatura altrove... Comincerei a dire al popolo italiano di cominciare a chiedersi se siamo in un paese civile, democratico, o se anche noi forse abbiamo qualche problema interno di dittatura, perché noi in Val di Susa ci sentiamo come in una dittatura, con delle cose che piovono dall’alto e tu non puoi reagire hai diritto di protesta perché le forze di polizia ti impediscono.

Un esempio: queste forze di polizia che difendono questi interessi, allora io potrei benissimo dire “io domani mattina voglio una pattuglia di carabinieri perché ho deciso che sul prato del mio vicino io voglio fare un pollaio; perché il pollaio che devo costruire per me è una cosa vitale, e chiedo una pattuglia che venga con me a convincere il vicino a farmi costruire un pollaio, so che lui non vuole ma per me è importante”, e questa è la stessa ragione, solo che è in piccolo e a me basta una piccola pattuglia, invece qui, ovviamente perché dall’altra parte sono in tanti, mandiamo truppe cammellate di forze di polizia, che potrebbero servire molto di più su delle altre cose, le mandiamo a difendere degli interessi di pochi e non è l’interesse dei cittadini italiani.

Questo si deve dire, qui stiamo esautorando la costituzione perché in Val di Susa attualmente non esiste più l’articolo 17 della costituzione italiana, quello della libera circolazione dei cittadini sul territorio italiano. E questa è una cosa scandalosa!

fonte

Scritto da alp alle ore 08:01 | link | commenti (2) |Torna su
Categoria - interviste
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------

mercoledì, 23 novembre 2005
Tav, le verità nascoste

Tav, le verità nascoste
Interviste. ''Leggerezza per le regole e scarsa democrazia. Si mettono in piedi le grandi opere, ma non si è a conoscenza di nulla''. Parla Antonio Ferrentino (Comunità montana Val di Susa, Ds)
 Roberto Mastroianni
 

“Nessuno crede di avere la verità in tasca sulla questione dell’alta velocità e, inoltre, non ho mai creduto che qualcuno, chiunque sia, potesse avere un assoluto potere di veto su un tema così delicato come lo sviluppo produttivo ed infrastrutturale di un paese. Credo però che, anche senza rivendicare un diritto di veto, sia impossibile ed assurdo che questioni di questo tipo vengano risolte senza un confronto democratico il più largo possibile.” Per Antonio Ferrentino, Presidente della Comunità montana della Val di Susa ( DS), è questo il presupposto da cui partire per affrontare ogni discussione in merito alla Tav. “La protesta nasce dall’esigenza di quasi centomila persone che dovranno convivere nel futuro con l’alta velocità, e nei prossimi anni con i cantieri, di sapere cosa sarà della propria salute, quale sarà l’impatto ambientale dell’opera e dei cantieri. Questa esigenza non può essere accantonata richiamandosi all’interesse nazionale o europeo. Queste persone esigono di essere parte di un processo che tenga conto dei loro bisogni e delle loro aspirazioni. Inoltre, quello che ritengo sconvolgente, questa è per me la questione fondamentale, è la leggerezza con cui è stato trattato il tema delle regole. Si mettono in cantiere grandi opere e nessuno è a conoscenza di nulla: dell’impatto ambientale, delle valutazioni in merito, delle delibere del Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica).
Chiediamo da mesi di vedere la delibera del Cipe del 3 agosto scorso e non ci riusciamo, in verità non ci riescono neanche i parlamentari della Valle. Credo che questo sia scandaloso e mi sarei aspettato che l’atteggiamento degli amministratori regionali, per cui ho fatto campagna elettorale, fosse diverso. Speravo insomma che la questione delle regole e della democrazia fosse importante per il centro sinistra. Uno non si aspetta che sia così importante per le destre o per Lunardi, ma che almeno che fosse importante per le sinistre.”

La protesta No-Tav non è , quindi, solo motivata da questioni ambientaliste o tecniche o ideologiche c’è anche un problema di democrazia rispetto alle modalità con cui sono stati gestiti i rapporti con il territorio?
Io credo che gli abitanti della Valle abbiano il diritto di esprimersi in merito al futuro del loro territorio. Non credo che possano esistere assoluti poteri di veto, ma che con la legge – obiettivo 443 del 2001 vengano limitati gli spazi di confronto democratico sembra chiaro ormai a molti. Vede se la legge - obiettivo dà il quadro di riferimento in merito alle grandi opere è, però, con il decreto-attuativo 190 del 20 agosto 2002 che vengono disciplinate le possibilità di confronto in merito ai lavori.
In quel regolamento-decreto si limita la valutazione ambientale al progetto nel suo complesso, in fase iniziale, e non si predispone la possibilità di valutare successivamente l’impatto territoriale aprendo un confronto con gli abitanti della zona.
E poi, visto che si utilizzano soldi pubblici, e non pochi, sarebbe necessario essere fermi e decisi sulla questione delle regole e della trasparenza, dovremmo avere il coraggio di discutere di modelli di sviluppo e produzione, anche in base alla volontà di chi quei modelli dovrà viverli sulla propria pelle.
Il movimento No-Tav è, quindi, in primo luogo una rivendicazione di maggiore democrazia, rigore e trasparenza in merito al futuro della Valle ed alla gestione delle risorse?
Queste nostre protese sono la sintesi di un percorso durato ormai da 14 anni, un percorso di espressione democratica non pregiudizialmente ideologico, ambientalista o partitico. Questo movimento è formato da cittadini comuni, dagli abitanti della Valle, che in modo chiaro hanno mantenuto lo stesso atteggiamento con tutti i governi che si sono succeduti, chiedendo di poter esprimere il proprio parere sul proprio futuro. Ci siamo dotati di strumenti e conoscenze, di una rete di professionisti che abbiamo scelto come consulenti. Ad esempio sul possibile inquinamento acustico commissionammo all’allora Rettore del Politecnico di Torino di formare un team di professionisti che potesse condurre degli studi in merito. In poche parole, sono anni che reperiamo informazioni e valutiamo la questione, in modo di fare proposte coerenti e poter proporre possibili alternative. Noi abbiamo formato un comitato che contiene centinaia di persone ed associazioni, portiamo avanti, ormai da anni, appuntamenti quasi mensili sulla questione e stiamo sperimentando un percorso di democrazia partecipata. Di questo si deve prendere atto, a queste persone si deve dare ascolto e possibilità di parola in merito al proprio futuro.
Il problema reale è quello del rapporto democratico e della partecipazione ai processi decisionali?
Credo che ci siamo impegnanti in una battaglia per recuperare spazi di democrazia. L’atteggiamento che abbaiamo mantenuto in questi anni è cristallino, abbiamo portato avanti un esperimento di democrazia partecipata, attraverso momenti di informazione e formazione sul territorio, attraverso un percorso di ampia condivisione delle decisioni e delle iniziative di protesta. Quello che più colpisce è che la sinistra non sene accorga.
Questo del rapporto con le sinistre a livello regionale e nazionale è un problema, molti degli attacchi che ha ricevuto arrivano proprio da esponenti del suo partito, o sbaglio?
Arrivo ora da un acceso confronto pubblico con Pietro Marcenaro (Segretario regionale piemontese DS), diciamo che avrei preferito che il mio segretario regionale mi comunicasse il suo dissenso in merito alle mie posizioni pubbliche in un altro modo. Non ho trovato per nulla bello essere attaccato sui giornali in questi giorni e in questo modo, ma, in fin dei conti, è indifferente. Io condivido molto della politica dei Ds, sono e rimangono il mio Partito, sono un militante da più di trentuno anni, prima del Pci e poi del Pds. Rivendico la possibilità di militare in un Partito e dissentire e nel dissenso costruire politiche maggiormente condivise, rivendico la dignità di avere, probabilmente, posizioni di minoranza. Ho fatto la campagna elettorale per la Bresso, credo sia un’ottima Presidente di Regione, ma questa volta lei e lo stato maggiore dei Ds stanno sbagliando. Non si può portare avanti una battaglia politica senza dare ascolto alla propria gente e soprattutto senza porre con fermezza la questione delle regole e del rapporto democratico.
 

da Aprile on line

Scritto da notav alle ore 17:40 | link | commenti |Torna su
Categoria - interviste
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------

martedì, 22 novembre 2005

Intervista al professor Angelo Tartaglia del Politecnico di Torino,
consulente tecnico per i Comitati NoTav.


Professor Tartaglia, quando si inizia a
parlare di Alta Velocità?

L'Alta Velocità arriva in Italia nel 1990. Il progetto fu presentato fin
dall'inizio con molta forza,soprattutto
dal punto di vista dell'immagine;
attraverso i giornali e la
televisione si è diffusa l'idea di una tecnologia moderna, di treni
estremamente veloci, 300 Km/h, che avrebbero accorciato tutti i tempi
di viaggio.

Come vedeva il progetto negli
anni 90?

All'inizio, come moltissimi, lo consideravo positivamente:
trasporti di massa, viaggi
veloci e comodi, come pensarne male? Poi, però, bisogna andare oltre
la propaganda; leggere i dati e capire i numeri.

E cosa viene fuori dai dati e dalle cifre?

La prima considerazione, per quanto possa sembrare strana, è che non ci sono
i passeggeri. Per questo motivo l'unico treno diretto da Torino a Lione
è stato soppresso in queste settimane.

Sarà colpa dei torinesi che escono poco
di casa? Inizieranno a farlo quando
il treno andrà più veloce?

Per alcuni anni si è cercato di dimostrare l'utilità dell'Alta Velocità
puntando proprio sul servizio passeggeri e sugli indubbi vantaggi che avrebbe portato.
Avendo constatato però il
contrario, ovvero la mancanza degli attori principali, dal 1995 in poi
si è iniziato a puntare il dito verso le merci. La verità è che l'alta
velocità è stata presentata fin dall'inizio come una soluzione
e solo dopo, via via, si sono cercati i problemi da risolvere.

Il trasporto delle merci è tuttavia un problema reale.
In Italia il 17% delle merci
viaggia su rotaia e il margine sembra molto incrementabile. In
realtà non è vero per un motivo elementare: se il viaggio non è lungo
abbastanza non si riesce a ridurre il transito di mezzi pesanti sulla
strada, poiché la distribuzione capillare della merce, dovuta anche
alla disposizione delle nostre città, coinvolgerà sempre il trasporto
su gomma.

Nel 2001 è stato consegnato uno studio, realizzato dalla parte favorevole
al TAV, per valutare l'impatto che avrà l'apertura del tunnel sul trasporto
merci; il risultato è significativo poiché la differenza, con, o senza il
tunnel, è meno dell'1%. Questi dati si
riferiscono all'intero arco alpino
ma dobbiamo tenere in
considerazione, tutto sommato, che un terzo delle merci passa
attraverso la valle di Susa.

Il problema centrale è che i treni merci in Italia viaggiano a una velocità
media di 19 km/h, essendo sovente
fermi per dare precedenza ai treni
passeggeri.
Questo è il dato da migliorare. Non serve che le merci arrivino dalla
Francia a 150 Km/h se
poi in Italia passano la maggior parte del tempo in stazione.


Mancano
dunque passeggeri e il trasporto merci non sarà facilmente
incrementabile.


Non solo, ha senso parlare di Alta velocità quando gli spostamenti superano
i 250-300 Km. In Italia, se prendiamo in mano le cifre, scopriamo che l'80%
della domanda di trasporto passeggeri è
costituita da spostamenti a corto
raggio, entro i 100km. E' vero che i
nostri treni sono pienissimi su alcune
tratte ma sono poche le persone
che vanno da un capo all'altro del paese.
Le tratte più frequentate
sono quelle dove c'è più ricambio di viaggiatori.


L'alta velocità
prevedrebbe invece l'abolizione delle fermate intermedie?


Prendere
sul serio l'alta velocità, sul modello francese, significa appunto
eliminare le fermate intermedie. Cosa che non avverrà perché chi
gestisce il servizio si pone problemi di economicità. Per far salire i
passeggeri, fermerà i treni ma, se ferma i treni, il guadagno in
termini di tempo
diventa
marginale.

Perché in altri paesi l'Alta
Velocità funziona?

In Francia, ad esempio, hanno una struttura urbana
differente, con città
lontane da collegare tra loro senza fermate
intermedie. Soprattutto hanno
flussi tra i 20 e i 30mila passeggeri
Km/giorno; noi ci avviciniamo a quelle
cifre solo nella tratta Bologna
- Firenze, che è un imbuto ferroviario.

I giapponesi che hanno
introdotto l'alta velocità per primi, avevano flussi di 200mila
passeggeri Km/giorno. E anche con queste cifre i guadagni tardavano
ad
arrivare, tant'è che la compagnia ferroviaria nipponica è fallita,
smembrandosi
in sette società distinte.

Molte le spese da affrontare
ma difficili i ritorni economici. Uno studio
commissionato dalla
Comunità Montana Bassa Valle di Susa alla Società di
ingegneria dei
Trasporti Polinomia, rivela che la linea sarebbe giustificata
se nei
prossimi anni transitassero 40 milioni di tonnellate di merci l'anno,
per un totale di 350 treni al giorno, uno ogni 4 minuti alla velocità
di
150 km/h, alternati da treni passeggeri a 300 km/h.

In sintesi,
questi sono i dati. Se prendiamo in seria considerazione la
quantità di merce che transiterà, stima confermata dalle società costruttrici
proponenti, scopriamo una grande anomalia: l'idea di poter usare nella Val di Susa e
su tutto il territorio nazionale la stessa linea per passeggeri e merci.
Uno sciocchezza dal punto di vista tecnico perché è chiaro che sulla stessa
linea non possono transitare due treni a velocità diverse, uno a 300 Km/h
ed uno a 150km/h. Ne conseguirebbe la
necessità di realizzare una linea
doppia.


Che ha un costo insostenibile. Altre spese legate alla linea ad Alta
Velocità?


Una manutenzione accurata, costosa e quotidiana. Il modello francese ne
tiene conte e prevede, infatti, che i treni viaggino esclusivamente di
giorno, per poter intervenire di notte sulla linea. Tale soluzione in
Italia sarebbe impraticabile poiché i treni viaggiano 24 ore su 24.

Questi dati di cui ci parla non devono essere nuovi a chi ha deciso di
portare l'alta velocità in Italia. Perché sono stati ignorati?

Ho partecipato personalmente ad una commissione al ministero dei trasporti
nei primi anni novanta. Da una parte c'erano tecnici ministeriali e
dall'altra parte c'eravamo noi, un gruppo di tecnici designati da
diverse
organizzazioni
ambientaliste. Ci siamo raccontati queste cose,
abbiamo parlato di dati,
di cifre. Non potendo barare sui numeri, alla fine, il confronto si
concludeva con loro che timbravano la questione come ?politica?, quindi fuori
discussione tecnica.

Si è cercato allora
di parlare direttamente ai politici di dati e cifre.
Al terzo esempio,
il politico di turno tende a dire che i dati numerici non
li capisce; di vedercela tra noi tecnici. Non è altro che un gioco delle
parti: i tecnici capiscono che i conti non tornano, ne parlano coi
politici che dicono di non capirne di dati tecnici e, nel mentre,
l'opera si fa.

Dato che, come sembra, l'opera si farà, ne avremo almeno un vantaggio economico
?

C'è un adagio piemontese al riguardo:
se il soldo gira, va
sempre bene. La
versione buonista di questo
insegnamento ce la dà John
Maynard Keynes: se
l'economia è in crisi;
scaviamo delle buche e poi
facciamole riempire, così
creiamo lavoro e ricchezza. Con il progetto TAV faremo sì dei buchi, che
però non riempiremo più! .

inviato da

La mia homepage: http://frammentidipensierispars.splinder.com Contattami Guarda il medialog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente TheHours

Scritto da notav alle ore 23:28 | link | commenti (1) |Torna su
Categoria - interviste
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------

sabato, 19 novembre 2005

''La Cgil è per la Tav. Ma il movimento della Val Susa c'interroga''

Interviste. I tanti errori del governo, le posizioni del sindacato e il caso della Torino-Lione.
Parla Paola Aniello Modica, responsabile ambiente e territorio della Confederazione di Epifani
 Roberto Mastroianni

link all'inntervista su Aprile on line

Scritto da notav alle ore 23:11 | link | commenti |Torna su
Categoria - interviste, sindacato
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Madama Bresso


INTERVISTA

«Solo in pochi contro la Tav»
Dopo il corteo dei 70 mila, parla la presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso (Ds): protesta minoritaria e prevenuta, molti dei manifestanti non erano valligiani. E comunque l'opera si farà, non spetta a loro decidere. Sindaci locali ostaggio del fronte del no
ORSOLA CASAGRANDE
TORINO
L'imponente manifestazione di mercoledì in val Susa per dire no alla Tav non ha impressionato la presidente della regione Mercedes Bresso. «Il progetto dell'alta velocità c'è, è quello e potrà essere modificato sulla base dei sondaggi. Ma il progetto va avanti, non è in discussione».

Presidente, i settantamila di mercoledì chiedevano ascolto.

Mah, avrei dei dubbi su questo. Dicendo no a priori è difficile dialogare. Se invece si dice: lavoriamo a migliorare il progetto, a minimizzare gli impatti locali e a valorizzare al massimo risorse che possono essere messe a disposizione della valle per un progetto di rinaturalizzazione, allora possiamo discutere.

I cittadini e gli amministratori della valle mettono in discussione l'utilità dell'opera.

Mi scusi, ma non tocca agli abitanti della val Susa metterla in discussione. L'Unione europea, lo stato italiano, lo stato francese, la regione Piemonte la pensano diversamente. Se il tema è che hanno deciso loro che l'opera è inutile, mi spiace ma tocca ad altri decidere. Mettiamo pure che abbiamo torto, comunque tocca a chi risponde a territori più vasti, ad esigenze economiche più vaste prendere decisioni. L'economia va sempre più avanti sulla logistica. Si producono servizi, cioè modificazioni di beni che arrivano dall'estremo oriente, dall'India, dall'Africa, confezionamenti, montaggi. Inoltre il Mediterraneo è lì, dalla Cina, dall'Africa, dall'India si verrà sempre di più attraverso il Mediterraneo: il porto di Genova, Barcellona, Marsiglia, Trieste. Il corridoio 5 è il grande asse di ridistribuzione delle merci al di sotto delle Alpi. Uno può dire che non gliene frega niente, però l'analisi che fa l'Europa, che facciamo noi, è diversa. Se non sono d'accordo, non tocca comunque a loro decidere, e neppure al primo che passa per la valle che non conosce il progetto e che in valle ci va solo per protestare.

Ma perché non prendere in considerazione l'alternativa proposta dalla valle, di riaggiustamento della linea storica?

Quello è in realtà un progetto complementare. La linea esistente è già in rimodernamento. Il traforo del Frejus ha 135 anni ed è in corso di rimodellazione per allargarlo, con cautela, naturalmente, in modo da consentire il passaggio dei treni con tir montati o rimorchi. Sono interventi necessari perché la Torino-Lyon sarà realizzata fra 10-15 anni. Se si parla di fare tunnel di base e poi andare al quadruplicamento in asse, allora si parla di un altro progetto che è già stato valutato e bocciato. A me sembra difficile allo stato attuale della progettazione tornare indietro. Abbiamo già il preliminare approvato e si sta facendo il definitivo: il tracciato è già stato deciso. In opere di questo genere, tornare indietro significa sì buttare soldi pubblici. Quando uno parla da lontano, senza mai aver guardato una carta, studiato la valle - perché quelli sono andati giusto a fare la manifestazione e hanno cominciato a parlare prima della manifestazione - può dire qualunque cosa. Io ho sempre detto agli amministratori della valle che sarebbe stato meglio sedersi sul serio attorno ai tavoli, cioè trattare. Perché meno si tratta e si dice no e basta, più le cose vanno avanti senza di te.

Però la valle è compatta nel suo no alla Tav.

Non mi pare proprio ci sia un fronte compatto. Gli amministratori sono ostaggio di quelli che, essendo contro, li tengono sotto tiro, non fisico ma morale. L'ultimo sondaggio di Repubblica realizzato in valle dà il 51% a favore della Tav, malgrado la disinformazione totale. Perché ormai è impossibile andare in valle a fare informazione. Lo apro domani il centro informazione in val Susa se non me lo vanno a bruciare. Adesso lo apriremo a porta Nuova, dove comunque la gente della valle potrà andare ad informarsi. In Piemonte la media di favorevoli è il 70%. Siamo dunque in presenza di una minoranza robusta e rumorosa. Come sempre le minoranze fanno questo. Se tutti ti dicono che morirai, diventi contro. Il problema è che non morirà nessuno lì, nessuno è mai morto di un treno. I lavori avverranno in sicurezza. L'Arpa ci dice che dove passa il tunnel di base non c'è amianto e le quantità possibili di uranio sono irrisorie e di nessun pericolo. E l'Arpa è più affidabile di chi da lontano parla a vanvera di queste cose.

I finanziamenti europei ci sono o no?

Sì, ci sono finanziamenti europei per fare i progetti e che, assieme a quelli dei due stati, servono tra l'altro per la galleria di Venaus. Quando sarà approvato il progetto ci sarà il finanziamento per il tratto internazionale, che ancora deve essere deciso ma che può essere tra il 20 e il 50% dei costi definitivi di quella tratta.

A giorni potrebbero partire i lavori del tunnel di Venaus. Sindaci, cittadini e comitati hanno già detto che non lasceranno che i lavori comincino.

La sua posizione?

La cosa è già decisa. Venaus è appaltata. L'azienda sta aspettando di fare i lavori, si stanno pagando le penali. Non c'è nulla da decidere, c'è solo da fare. L'unica cosa che si potrà fare è quella di sospendere eventualmente i lavori nel periodo olimpico per evitare tensioni.


Scritto da notav alle ore 09:09 | link | commenti (2) |Torna su
Categoria - interviste
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------