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lunedì, 28 maggio 2007
Cosa ne pensa il Financial Times

Italy’s finances threaten rail tunnel plan
By George Parker in Brussels

Published: May 27 2007 22:02
Tenders have been opened for one of Europe’s most ambitious transport projects – a rail tunnel helping to connect Lyon and Turin – but Italy’s parlous public finances could be as much of an obstacle to the scheme as the Alpine terrain.

The project is one of 30 road, rail and sea schemes that Brussels wants to help finance to connect the EU’s 27 member states and improve the operation of Europe’s single market.

But new figures suggest Italy could have trouble funding its share of the new Alpine tunnels – which would bypass chronic bottlenecks with the rest of the continent – because it is already struggling to meet the EU’s budget rules.

Paolo Costa, an Italian MEP and chairman of the European parliament’s transport committee, has calculated Italy would have to stump up more than €47bn ($63bn, £32bn) between 2007 and 2020 to pay its share of three big infrastructure projects.

With a debt of almost 107 per cent of gross domestic product – well above the EU’s 60 per cent target – Italy can ill-afford these prestige projects. Its deficit is expected to fall to 2.1 per cent of GDP this year – below the EU stability pact’s 3 per cent ceiling – but Rome has vowed to balance the budget by 2010.

Brussels has given member states until July 20 to reply to the tender offers, explaining how they would fund their share of the so-called trans-European network; if successful, they could receive EU funding from an €8bn budget line.

Mr Costa believes the stability pact should be applied flexibly to allow Italy to invest in long-term projects to boost Europe’s economy, helping it to get around short-term problems.

Other countries facing big bills for the European transport projects over the next 13 years include Spain with €53bn, Germany with €27bn, France with €21bn and Hungary with €8bn, according to Mr Costa.

He said the Lyon-Turin tunnel and another proposed Alpine rail route from Italy to Austria were “crucial” in meeting Europe’s economic goals as well as boosting the environment by moving traffic from road to rail.

Mr Costa said the European Commission should convene a conference to persuade other member states to let Italy and Hungary – which also has big deficit problems – fund long-term projects.

But Commission officials said it was “highly unlikely” Italy would win any special concessions, arguing that introducing exceptions to the stability pact calculations would be like opening a “Pandora’s box”.

Jacques Barrot, EU transport commissioner, estimates that the tunnel connecting France and Italy would cost €6bn-€7bn, of which Brussels could pay up to 30 per cent.

The project is part of a rail corridor from Lyon to the Ukraine border.

But such projects are fraught with problems. The private sector often shies away from them because they are high-risk, involving difficult engineering and political problems associated with working with more than one government.

Of 14 high-profile projects identified at an EU summit in 1994 only three were completed.

Scritto da NyFrigg alle ore 11:48 | link | commenti |Torna su
Categoria - opinioni, documenti, stampa
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martedì, 16 gennaio 2007
DA COZIO AL TAV

Disperatamente (forse perché il mega-affare non pare più così sicuro?) aggrappati alla necessità di sostenere che il ruolo storico della Val di Susa è per forza quello di corridoio da infrastrutture, alcuni SìTav di alto bordo avevano provato qualche tempo fa a trascinare dalla loro anche qualche riferimento storico: come se i passaggi una tantum di Annibale, Cesare, Carlo magno e altri dalle nostre parti potessero legittimare un odierno uso strumentale di questo territorio. Tempo prima c’era stato pure chi aveva tirato in ballo Cozio e la sua disponibilità a sistemare per i Romani la via valsusina delle Gallie. E qui, scusate, ma da studioso di romanità valsusina, un po’ mi arrabbio.
E’ vero che certa gente pesca esempi dalla storia un po’ come prenderebbe oggetti dagli scaffali di un supermercato, e non varrebbe perciò la pena di controbattere a delle stupidaggini. Ma Cozio e la via delle Gallie sono (o dovrebbero essere) per i valsusini una questione di merito, tanto cruciale è stata per la nostra valle la loro vicenda; e allora raccolgo la provocazione – anche se dopo un po’ di tempo – e ribatto (cercando però di metterci un po’ più di spessore storico).
E’ noto che le nostre zone entrarono stabilmente nell’orbita romana in età augustea (a fine I secolo a.C.), quando, qualche decennio dopo la conquista cesariana della Gallia, questa parte delle Alpi cominciò a interessare i Romani come area in cui attrezzare collegamenti sicuri tra Italia e Gallia e quando poi, nel quadro del progetto augusteo di conquista della Germania, apparve a Roma militarmente importante assicurarsi un pieno controllo di passi alpini e di una via attraverso di essi. E’ anche noto che le Alpi Cozie passarono a Roma in seguito a trattative con il re locale Cozio e a un accordo siglato nel 13 a.C.
E’ ovvio che per la dirigenza romana di allora la valle interessava essenzialmente come area di transito, e come tale da valorizzare con un’adeguata “infrastruttura”: una strada che consentisse un percorso regolare tra Italia e Gallia. Però quella stessa dirigenza ebbe sufficiente buon senso e duttilità politica da rapportarsi a questo territorio con due scelte ben lontane da certa odierna idea colonialista della valle come “corridoio”.
In primo luogo capì che era un’area che andava governata con accortezza per la sua particolarità (perché era una zona alpina, sempre un po’ ostica per la mentalità romana, e bisognava poterla attraversare con sicurezza) e quindi la costituì in “prefettura” (cioè non l’assimilò all’Italia, ma neppure la trasformò in provincia, che sarebbe stato un territorio da sfruttare senza scrupoli) e la affidò a un capo locale (Cozio, divenuto prefetto) che garantiva un rapporto con l’elemento indigeno più ispirato alla mediazione; soluzione istituzionale che – è bene evidenziarlo – fu un caso unico nei rapporti tra Roma e le genti alpine. Inoltre la dirigenza romana era sì interessata a farci passare una strada importante, ma non impose dall’alto il tracciato del percorso e la totale gestione dei lavori: per quel che si può dedurre dalle scarne notizie di fonte antica (in particolare da un passo di Ammiano Marcellino), fu Cozio, cioè il capo locale, ad avere un ruolo nella gestione dell’opera; inoltre il tracciato fu probabilmente la sistemazione e l’allargamento di un vecchio percorso che già le popolazioni locali avevano fatto sorgere evidentemente in base alle loro esigenze.
Quindi, se proprio si vuol trarre una lezione da quella vicenda antica (ovviamente come riflessione, non come ricetta da applicare, perché la storia non dà ricette), è che quell’antica infrastruttura fu realizzata rispettando la realtà locale e valorizzando un percorso già esistente. Il che, riguardo al TAV, corrisponderebbe a quello che si è sempre chiesto in Val di Susa: dialogo con le realtà locali e ammodernamento della linea storica. di Dario Vota, da "Dialogo in Valle" numero 4/2006

Scritto da NyFrigg alle ore 21:39 | link | commenti (1) |Torna su
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domenica, 05 novembre 2006
Eurotunnel présente son plan de restructuration de la dernière chance

da Le Monde del 27 ottobre 2006

Eurotunnel a présenté, jeudi 26 octobre, un nouveau plan de restructuration de sa dette de neuf milliards d'euros. C'est le dernier espoir d'éviter la faillite pour l'exploitant du tunnel sous la Manche, placé depuis le 2 août en procédure de sauvegarde par le tribunal de commerce de Paris, et dont la cotation en Bourse est suspendue depuis mai.

Lors d'une conférence téléphonique, le PDG d'Eurotunnel, Jacques Gounon, a souligné que les modalités de cet ultime plan n'étaient pas négociables. "Il n'y aura plus de discussion avec qui que ce soit (...). Ces propositions représentent le meilleur équilibre possible entre les exigences de toutes les parties prenantes", a fait valoir M. Gounon, estimant qu'il avait "de bonnes chances d'être voté".

Les propositions de M. Gounon visent à effacer 54 % de la dette, grâce à un emprunt bancaire portant sur 40 ans. Une partie de la dette sera transformée en titres d'une nouvelle société, baptisée "Groupe Eurotunnel", qui lancera une offre publique d'échange (OPE) sur les actions de l'actuelle société cotée. Cette nouvelle société souscrira un nouvel emprunt à long terme de 4,16 milliards d'euros (2,84 milliards de sterling) auprès d'un pool bancaire international. Jacques Gounon a déclaré qu'il était en négociation avec deux pools bancaires, l'un dirigé par Goldman Sachs et Deutsche Bank, et l'autre par Citigroup, et qu'il retiendrait la proposition la plus attractive.

COMPENSATIONS POUR LES ACTIONNAIRES

Eurotunnel émettra pour 1,87 milliard d'euros (1,275 milliard de sterling) d'obligations remboursables en actions (ORA), qui seront convertibles pendant une durée de trois ans.

Les actionnaires actuels qui apporteront leurs titres à l'OPE pourraient voir leur part diminuer jusqu'à 13 % dans le nouveau groupe. Mais ils pourront toutefois acquérir des ORA pour un montant de 87,7 millions d'euros (60 millions de sterling) et bénéficier de bons de souscription d'actions gratuites, ce qui leur permettrait de monter jusqu'à un maximum de 67 % du capital. "On n'a jamais vu les actionnaires conserver autant dans une restructuration d'entreprise", affirme Jacques Gounon. Le projet prévoit également des compensations pour les créanciers, mais leurs modalités n'ont pas été dévoilées.

Ces propositions doivent être présentées avant le 2 novembre au tribunal de Paris, puis soumises d'ici à fin novembre au vote des créanciers du groupe. Mais certains, comme le fonds Oaktree Capital Management, ont d'ores et déjà indiqué qu'ils ne le soutiendraient pas. "La question est : est-ce que vous pouvez prendre le risque de mettre la société en liquidation ?", a mis en garde Jacques Gounon. Si les créanciers rejetaient le plan de restructuration de la dette, Eurotunnel serait en effet placé sous redressement judiciaire.

Scritto da NyFrigg alle ore 09:40 | link | commenti |Torna su
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venerdì, 05 maggio 2006

Laboratorio Val di Susa
La gente della valle sta sperimentando nuove forme di democrazia partecipata. E può contribuire a dare vita, con altri resistenti, a un nuovo soggetto politico.

di Alex Zanotelli (pubblicato su Nigrizia di Aprile 2006)

Invitato dalle amministrazioni comunali, sono stato in Val di Susa. Ho partecipato alla riflessione sulla loro resistenza alla linea ferroviaria di alta velocità (Tav) Lione-Torino, portando l’esperienza che ha bloccato la privatizzazione dell’acqua a Napoli, ma soprattutto l’esperienza della società civile che si va organizzando in Italia.

Conoscevo già da prima molti di questi comuni come “comuni solidali”: hanno dato una grossa mano alla campagna “WNairobiW”, sul diritto alla casa dei baraccati, e hanno preso parte alla Carovana della Pace promossa dai comboniani. Ed ero amico di Chiara Sasso prima che diventasse una delle esponenti di punta del movimento della valle.

Al di là dell’incontro con la gente e del franco dibattito, la cosa più bella è stato vedere che questa valle ha ritrovato la sua unità e un suo senso di stare al mondo. Noi, io per primo, vediamo i cittadini della Valle di Susa dal di fuori, li percepiamo come coloro che hanno resistito. Ma qui c’è molto di più. Qui c’è una valle dove si stanno sperimentando nuovi processi di democrazia partecipata. Un esempio: le decisioni delle 14 amministrazioni comunali vengono prese alla fine di lunghissimi dibattiti e spesso c’è il convergere su temi precisi di tutte le forze politiche; dopodiché, queste decisioni vengono discusse e rielaborate davanti a grandi assemblee popolari e, infine, portate in seno al consiglio dei sindaci della valle. Insomma, le cose fondamentali sono discusse da tutti.

Questo è un aspetto positivo e straordinario, queste sono modalità partecipative alle quali non siamo abituati. Oggi si parla tanto di democrazia, ma la democrazia ci viene sottratta, giorno dopo giorno, senza che ce ne accorgiamo.

Credo sia importante mettere in comunicazione questa modalità di resistenza della Valle di Susa con tante altre resistenze. In parte sta già avvenendo, tanto che io ho incontrato per la prima volta gli amici del “No Tav” a Messina e ho partecipato con loro alla manifestazione (20mila persone) per dire “no” al ponte sullo stretto. A chi serve questo ponte? Perché non sistemano l’autostrada Salerno-Reggio Calabria e non aggiungono un secondo binario allo stesso tratto ferroviario?

Perché non elettrificano la linea ferroviaria Taranto-Reggio Calabria? Allora ha ragione Beppe Grillo quando dice: «Strano, ci vogliono far guadagnare 20 minuti con il ponte, ma per arrivare allo stretto da Salerno perdiamo 10 ore!».

È necessario che questi due movimenti s’incontrino, si mettano insieme, perché entrambi si oppongono a un modello di sviluppo insostenibile, che ci sta portando letteralmente alla morte. Le grandi opere che si vogliono fare non servono al benessere della gente comune. E, infatti, sempre più gente comune comincia a riflettere su temi quali la decrescita e la sobrietà felice... Per questo bisogna dire – insieme – “no” anche alle megacentrali elettriche (c’è la bella esperienza di Oflaga nel Bresciano), “no” agli inceneritori dei rifiuti (quello di Acerra lo vogliono collocare in un’area che è già tra le più inquinate del paese), “no” alla privatizzazione dell’acqua.

E la protagonista di tutte queste “resistenze” è la società civile organizzata, composta da piccoli gruppi, comunità di base, cooperative che criticano questo sistema, lottano in maniera nonviolenta e cercano di costruire un’alternativa.

Come organizzare questa realtà di base? Intanto, intessendo una rete di relazioni sempre più vasta. L’ho detto recentemente anche a un’assemblea della Rete di Lilliput: non chiudiamoci in piccole reti, restiamo aperti, creiamo sinergia; fino a far diventare questa società civile organizzata un soggetto politico. È vero: non sappiamo ancora quali connotati potrà avere questo “soggetto politico”; di sicuro, però, non sarà un altro partito. È anche vero che nella nostra tradizione nazionale la società civile ha sempre affidato ai partiti la rappresentanza. Ma oggi i partiti e i governi sono prigionieri del potere economico-finanziario, quindi non decidono più in proprio ma devono seguire decisioni altrui. Perciò, sono convinto che solo una società civile consapevole della posta in gioco potrà forzare i partiti a cambiare strada.

La posta in gioco, guarda caso, sono tutti beni primari – acqua, energia, assetto del territorio in primis – senza una seria gestione dei quali non ci può essere futuro. E non ci può essere neanche democrazia. Se una comunità locale non ha la possibilità di decidere su queste cose fondamentali, è inutile parlare di democrazia.

Dobbiamo far sì che l’economia e la finanza obbediscano ai rappresentanti della polis

Scritto da linodigianni alle ore 06:19 | link | commenti |Torna su
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martedì, 07 marzo 2006

NO TAV Newsletter

Un'opera, quella dell'Alta Velocità, che ormai va avanti per moto proprio, fra la retorica del "non bisogna restare indietro" e interessi che c'entrano poco con un piano razionale, non solo ferroviario, dei trasporti. La legge obiettivo che esautora i poteri...

Scritto da linodigianni alle ore 09:15 | link | commenti |Torna su
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martedì, 17 gennaio 2006
L'incontro tra No Ponte e No Tav ::

 L'incontro tra No Ponte e No Tav ::

Osvaldo Pieroni e Alberto Ziparo 16 gennaio 2006

E' più che mai necessario mettere in pratica quanto Walter Benjamin auspicava ormai tre quarti di Secolo fa: "tirare il freno d'emergenza per bloccare il treno dello sviluppo". Forse senza fare...

Scritto da linodigianni alle ore 06:46 | link | commenti |Torna su
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lunedì, 09 gennaio 2006

Nei giorni scorsi abbiamo anticipato l’intervista ad Antonio Calafati, professore di Economia dell’università Politecnica delle Marche . Nell’aula del corso di Analisi delle politiche pubbliche il professore è entrato con La Stampa, la Repubblica e il Corriere della...

Scritto da linodigianni alle ore 06:37 | link | commenti |Torna su
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martedì, 27 dicembre 2005
da Diario 11 giugno 2004

"
L'inchiesta vecchio stile
Tutto quello che avreste voluto sapere sulla più grande mina vagante per i conti pubblici del Paese...di Alberico Giostra
Assorbiti dalle disavventure finanziarie della Fiat prima, di Cirio, Parmalat e Alitalia poi, ci siamo...

Scritto da linodigianni alle ore 07:51 | link | commenti (1) |Torna su
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martedì, 20 dicembre 2005

"Giampaolo Pansa, nel suo bestiario ha scritto:

La presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, dei Ds, sostiene di no. Ho sott'occhio una sua intervista, molto netta e drammatica, concessa a Carlo Brambilla dell''Unità' e pubblicata il 7 dicembre. Dice: in Val di Susa "ha prevalso negativamente l'autoconvincimento che poggia su paure infondate. C'è chi va in giro a raccontare che moriranno tutti di uranio, di amianto e cose così. L'uranio e l'amianto non ci sono. Sono pronta a scommettere con chiunque. Nella valle gira gente che mente sapendo di mentire, e c'è chi ci crede".

Qui il documento della Regione piemonte dove invece si afferma che il problema esiste in modo molto dettagliato e che sbugiarda Madama Bresso! Il documento è una presentazione di powerpoint e nelle ultime pagine parla delle serpentiniti. Ci vuole un po' di tempo per visualizzarlo ma ne vale la pena; è il documento completo che parla dello smarino della gronda merci nel suo complesso. Valutate voi con chi abbiamo a che fare!!!!!!!!!

Qui invece il dettaglio di tutta la documentazione ufficiale regionale!

da www.notav.it

Scritto da linodigianni alle ore 23:59 | link | commenti |Torna su
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giovedì, 15 dicembre 2005
MARCO REVELLI NO TAV

NO TAV
La Val di Susa ha vinto
MARCO REVELLI
Credo che ora lo si possa dire. Anzi, lo si debba dire ben forte: la Val di Susa ha vinto. Ha vinto su tutta la linea, forse addirittura oltre la percezione che i protagonisti stessi di quella vittoria ne hanno. Ha vinto innanzitutto sul piano culturale. Di quello che si chiama il «comune sentire». In questo mese di passione ha ribaltato d'un colpo la percezione del problema. Ha conquistato un'opinione pubblica solitamente sonnolenta e pigra, richiamata da quei «montanari testardi», di poche parole, alla concretezza di ragioni e verità prima inascoltate

Difficile dire quando questo sia avvenuto: se con l'adesione davvero unanime di tutta la valle allo sciopero generale del 16 novembre. O con la civilissima e compatta risposta del 30, quando sui prati di Venaus la folla multicolore ridicolizzò l'occupazione notturna da parte delle truppe delle ruspe, e tenne a distanza i pretoriani della Cmc. O dopo la mattanza squadrista della notte del 6 dicembre, e grazie alla risposta di un intero territorio offeso. Sta di fatto che quando l'8 sono tornati in 50.000 a riprendersi i territori sottratti, la retorica dello sviluppismo senza argomenti (quella dell' «Europa lo vuole», e del «progresso passa di qui, toglietevi di mezzo») si era già sciolta come neve al sole. E alla favola bella della modernità osteggiata da pochi nostalgici villani egoisticamente aggrappati al loro giardino di casa credevano ormai in pochi, per lo meno fuori dalle redazioni dei grandi quotidiani nazionali e dalle sedi della politica lobbistica. In tanti, ma davvero in tanti (si veda il sondaggio del Corriere), hanno incominciato a pensare che l'interesse generale, il «bene comune» (non diciamo l'«interesse nazionale», che è espressione antipatica) non abitasse nei palazzi dei decisori pubblici, dal Quirinale giù giù fino a Palazzo Lascaris e al Comune di Torino, ma stesse lassù, in quelle strade e piazze e municipi di montagna. Non era scontato, che la gigantesca macchina della manipolazione venisse inceppata. E' successo, ed è un punto fermo da cui partire. La Val Susa ha vinto poi sul piano sociale. Le loro ragioni si sono affermate perché gli è riuscito il miracolo di dar voce e forma a un intero territorio. Non ristrette avanguardie aggressive e irsute. Non linguaggi gergali. Ma «persone» capaci di mettere in gioco se stesse, col proprio linguaggio naturale, la rete delle proprie relazioni quotidiane, i sentimenti comuni, e vorrei aggiungere «sereni» (anche nella rabbia, anche nell'invettiva), come forse può avvenire ormai solo fuori dall'atmosfera avvelenata delle aree metropolitane, segnate dal rancore e dalla frustrazione, in una «valle», appunto, in una rete di paesi e villaggi in cui ci si conosce e riconosce all'istante, e non funziona il lavoro inquinante della comunicazione mediatica e della politica ridotta a simboli.

Ma la Val Susa ha vinto persino sul piano politico. Quello più viscido. Più lontano, e più difficile da permeare, barricato com'è nei propri dogmi e nella propria arroganza. Non ci facciamo illusioni: le proveranno tutte (è il loro mestiere), governanti di destra e (futuri?) governanti di sinistra, per realizzare comunque il loro progetto trasversale (la Tav senza se e senza ma). Non sono gente da fermarsi davanti alle ragioni, per buone che esse siano. Tenteranno di corrompere e di dividere. Hanno denaro e potere in abbondanza. Cercheranno, passata la festa, di gabbare lo santo, e superato il capo delle tempeste delle Olimpiadi torneranno ad agitare i loro big sticks e a risalire la valle con le ruspe. Manovreranno «tavoli» e «osservatori» (uno sport che sanno praticare benissimo), forti di complicità amplissime nel mondo dei media. Ma il tempo guadagnato lavora per noi, a condizione che la Val Susa sappia salvaguardare il bene più prezioso che ha accumulato nei mesi passati: la propria unità. Quell'intreccio tra sindaci, comitati, popolazione (compresi i ragazzi dei centri sociali) che ha permesso di vincere.

Quel tempo potrà essere impiegato per consolidare un'adesione alle ragioni generali di quella lotta che è ormai estesa ben al di là dei confini della valle. Non solo a Torino, dove il discorso ha già «sfondato» (le centinaia di persone che affollavano sabato scorso la Camera del lavoro per il Convegno No-Tav, contrapposte alle 40 che ascoltavano nelle stesse ore le perorazioni Pro-Tav del sindaco Chiamparino, ne sono il segno tangibile). E dove le iniziative di sabato prossimo dovranno essere quello che appunto si propongono di essere, una grande festa. Ma anche e soprattutto nel resto d'Italia, dove le orecchie capaci di intendere sono ormai tante. E dove si potranno raccogliere le energie per resistere anche a primavera. (marco revelli)

Scritto da alp alle ore 07:12 | link | commenti (3) |Torna su
Categoria - documenti, sostegno notav
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mercoledì, 14 dicembre 2005

Tutti siamo più felici se le merci possono circolare inquinando di meno...
ma al Governo che ci parla continuamente dei suoi sforzi immani per far passare le merci su rotaia, è bene rinfrescare la memoria...
Questo è quanto dichiarava Paolo Uggè sottosegretario ai trasporti nell'intervista al settimanale Panorama del 29/07/2004, riportata anche sul documento "adesso o mai più" scaricabile dal sito http://www.legambientevalsusa.it



Il Sottosegretario ai trasporti Paolo Uggè, intervistato spiega come il governo intende favorire il trasporto per ferrovia. “Far circolare meno camion e più treni merci? In realtà è un’utopia”. Paolo Uggè, Sottosegretario ai Trasporti del governo Berlusconi, ed ex segretario generale di Conftrasporto, il settore della Confindustria che riunisce gli autotrasportatori continua: ”Tutta la produzione moderna si basa sul principio del Just in time, cioè del produrre merci su ordinazione e consegnarle il prima possibile, evitando di tenere in magazzino le merci finite e le materie prime.
Per questo occorre una flessibilità che le ferrovie non possono garantire, mentre i camionisti sì. Nel paese viaggia su camion il 67 per cento delle merci, la media europea è del 65 per cento, quindi pochissimo inferiore”.

Scritto da notav alle ore 18:58 | link | commenti |Torna su
Categoria - documenti
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lunedì, 12 dicembre 2005

Il docente di un corso di "Analisi delle politiche pubbliche" ha discusso con gli studenti quello che è accaduto in Val di Susa e ha chiesto loro di analizzare l’informazione riportata dai tre principali quotidiani italiani.Il docente ha raccomandato ai suoi ragazzi di...

Scritto da alp alle ore 08:03 | link | commenti |Torna su
Categoria - documenti, beppe grillo
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sabato, 10 dicembre 2005
un francescano contro la TAV

La lettera di un francescano della Val di Susa, Beppe Giunti, frate Guardiano del convento di San Francesco di Susa è lunga, ma vale la pena di leggerla tutta.
"Molti amici...

Scritto da notav alle ore 10:23 | link | commenti |Torna su
Categoria - documenti, testimonianze, info dalla valle
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venerdì, 09 dicembre 2005

ricevo (forse troppo tardi)  via mail e posto:
TAV-(MEGA)INCENERITORI-PONTE SULLO STRETTO-MOSE
LE GRANDI OPERE SERVONO SOLO A CHI LE FA


8 12 05 da PESCARA - GIULIO LAROSA
Questa battaglia dei cittadini della Val di Susa deve essere anche la nostra
perché
dietro questa ulteriore inutile opera si cela  ancora una volta una
indecente ruberia ai danni di tutti.

Non solo, ancora una volta si dimostra che lo Stato italiano preferisce
spendere al nord, danneggiando anche la sua popolazione, piuttosto che
investire produttivamente al sud, con beneficio di tutti.
Montesilvano sostenibile, l'associazione coraggiosa che gia' si e' distinta
in molte battaglie politiche, ci ha inviato una denuncia circostanziata
dell'affare TAV Val di Susa, che svela connivenze e interessi che
attraversano tutti gli schieramenti politici e le rispettive aziende "di
famiglia" o "di partito".

Vediamone una sintesi.

1) costi

Quest'opera costa come quattro ponti sullo Stretto di Messina.
Il preventivo è di 2,4 miliardi di euro per la tratta nazionale  italiana,
6,7 per il «tunnel base», 6,1 per la tratta nazionale francese. Totale: 15,2
miliardi di euro.
Previsione dei tempi di realizzazione: 15 anni. Ma in letteratura, spiega il
professor Marco
Ponti del Politecnico di Milano, costi e tempi si dilatano almeno del 20 per
cento. Viste le prevedibili difficoltà, la superlinea potrebbe costare una
ventina di miliardi di euro ed essere pronta, se tutto andrà bene, nel 2023.
Finché non sarà posata l'ultima traversina, la ferrovia sarà solo un costo,
senza apportare alcun beneficio almeno parziale, senza poter aver alcuna
utilizzazione intermedia.
Il tunnel sotto la Manica è costato meno: 13 miliardi, ed è fallito non una,
ma due volte per mancanza di traffico e serve a unire Parigi e Londra, non
(con tutto il rispetto) Torino e Lione.

2) serve?

La superlinea che scavalcherà le Alpi è del tutto sovradimensionata,
rispetto ai bisogni.
Potrebbe convogliare su rotaia merci addirittura per 100 milioni di
tonnellate l'anno, con previsione di farne passare 40 milioni: ci vorrebbero
350 treni al giorno, uno ogni quattro minuti, alla
velocità di 120 chilometri all'ora, alternati a treni passeggeri da 220
chilometri all'ora.
Solo così il gioco varrebbe forse la candela.
Peccato però che il traffico ferroviario transalpino sia in calo costante
dal 2000 e che, alla faccia delle nostre ferrovie abruzzesi, pugliesi,
calabresi, siciliane, per le quali non si spende una lira, sia già in corso
anche il potenziamento della linea esistente che porterà a triplicare la sua
capacità, fino a oltre 20 milioni di tonnellate.

3) chi paga?

L'architettura societaria per fare l'Alpetunnel è un'invenzione che supera
perfino quella dell'alta velocità o del ponte sullo Stretto, con apparenza
privata e soldi tutti pubblici.
Per il nuovo Frejus si sono alleate le ferrovie francesi (Rff) e quelle
italiane (Rfi) che insieme, al 50 per cento, hanno costituito la Ltf, Lyon
Turin Ferroviaire, con il compito di progettare la superlinea e appaltare i
lavori.
In questo caso non hanno fatto neppure finta di tirare in ballo investimenti
privati, project financing, redditività futura: paga Pantalone e basta, i
soldi sono i nostri!

4) chi incassa?

A incassare, tanto per cominciare, sarà la Rocksoil della famiglia Lunardi,
incaricata dei «sondaggi» (le prime trivellazioni) in  Francia: così sarà
ipocritamente aggirato il conflitto d'interessi del signor ministro delle
Infrastrutture.
In Italia incasserà la Cmc di Ravenna, già pronta a iniziare i «sondaggi»
sul territorio nazionale.
Con la Cmc, cooperativa rossa, la Grande Opera diventa bipartisan.
Benedetta anche dai vertici dei Ds, da Piero Fassino in giù, fino all'uomo
degli affari della Quercia a Torino, il molto attivo capogruppo alla
Provincia Stefano Esposito.

Del resto il responsabile nazionale delle Infrastrutture per i Ds è quel
Cesare De Piccoli che fu indagato e processato (e poi salvato dalla
prescrizione) per aver incassato mazzette dalla Fiat, ai bei
tempi di Tangentopoli, sui conti Accademia, Carassi, Linus...
Si aggiungono ai nomi noti gia' fatti anche Ugo Martinat,esponente di An e
viceministro delle Infrastrutture, gran burattinaio degli affari piemontesi
ora indagato per turbativa delle gare per la Torino-Lione, oltre che per i
Giochi olimpici.
L'inchiesta sta evidenziando anche la regia discreta, negli appalti sabaudi,
del costruttore Marcellino Gavio, attorniato da una cupola di ex funzionari
di una delle sue aziende, la Sitaf, che oggi
hanno fatto carriera in proprio e da democristiani o socialisti si sono
«riposizionati» in area An.
Le intercettazioni telefoniche realizzate dalla Guardia di finanza svelano i
retroscena dei maneggi compiuti da questi ex uomini di Gavio, tra cui
Vincenzo Procopio, oggi titolare della Stef, la società che ha progettato
l'autostrada Torino-Bardonecchia, Walter Benedetto, responsabile della
direzione lavori di Ltf, e
Gianni Desiderio, del comitato direttivo dell'Agenzia olimpica.
E spuntano anche alcuni protagonisti della vecchia Tangentopoli.
Quell'Ercole Incalza che fu travolto dallo scandalo di Lorenzo Necci (a
lungo numero uno delle Ferrovie italiane), ma che fu poi subito riciclato
nientemeno che come responsabile del gruppo Economia della commissione
intergovernativa italo-francese che ha preparato l'iter per l'approvazione
del supertunnel da parte dei rispettivi governi: oggi Incalza è consigliere
del ministro Lunardi e membro del «gruppo Van Miert» in sede Ue.
E quell'Emilio Maraini che insieme a Incalza fu il dirigente Fs più vicino a
Necci, per anni numero uno della Italfer, la società incaricata della
progettazione e della vigilanza sull'alta velocità.
Nel 1993 Maraini fu arrestato a Milano dal pool Mani pulite e negli
interrogatori ammise le tangenti pagate come amministratore delegato di
Ansaldo Trasporti per partecipare ai lavori delle metropolitane di Roma e di
Milano. Poi, con un paio di rinvii a giudizio sul groppone, fu messo da
Necci al vertice dell'Italfer, finché finì di nuovo in cella, nel 1998, per
ordine dei magistrati di Perugia, in una delle tante inchieste sull'alta
velocità.
Forte di questo know-how, oggi Maraini è consigliere di Lunardi per gli
affari internazionali.
Dopo tutto questo, siamo ancora convinti che tutto il marcio sia solo e
soltanto questione di mafia e ndrangheta? Le mani della malavita organizzata
sulla Salerno Reggio Calabria sono ben piccola cosa al confronto e comunque
sono mani in pasta su un opera universalmente riconosciuta come
indispensabile!

5) Conclusioni: a sud che fare?

Innanzitutto la denuncia: facciamo girare le informazioni, facciamo capire
bene a tutti contro che cosa si battono in Val di Susa e perche' dobbiamo
essere solidali con questa gente.
Infine, non  limitiamoci alla sola denuncia: lanciamo una contro proposta
costruttiva e provocatoria.
L'Associazione Duesicilie Abruzzo propone una petizione: invece di costruire
un opera inutile e non voluta dalla gente chiediamo che appena un decimo
della spesa prevista per la Tav Val di Susa sia spesa per l'ammodernamento
delle tratte ferroviarie piu' fatiscenti d' Europa:
- dorsale siciliana
- dorsale sarda
- Ionica Reggio - Taranto - Bari
- Bari - Napoli
- Napoli - Pescara
- Pescara - Roma

Un ringraziamento infine alla coraggiosa popolazione della Val di Susa e
Montesilvano Sostenibile (www.montesilvanosostenibile.com).

7/12/05 da Enrica Bartesaghi
Comitato verità e giustizia per Genova

IERI IN VAL DI SUSA, NEL 2001 A NAPOLI E A GENOVA
Purtroppo tutte le previsioni da noi ripetutamente fatte, a partire dal
luglio del 2001, si stanno puntualmente avverando: la repressione violenta
di ogni manifestazione, presidio, sciopero, non graditi.
Lo avevamo visto a Napoli e a Genova nel 2001, poi a Torino alla
manifestazione dei migranti, poi a Milano dopo l'uccisione di Davide "Dax",
poi a Melfi, a Roma, in numerose altre località ed occasioni. Ieri in Val di
Susa. Le forze di polizia sono autorizzate, incitate, ad utilizzare come
strumenti, le armi, i manganelli e non quelli del dialogo e della
mediazione, anche di fronte a cittadini pacifici, siano essi uomini,
donne,vecchi, bambini, cittadini italiani o stranieri, sindaci o
parlamentari,operai, no-global, anti-TAV, migranti, chiunque esprima
dissenso.
In Italia non è più permesso manifestare per le proprie idee, per la difesa
dei diritti, quali essi siano, senza correre il grave rischio di venir
manganellati dalle polizie, quando va bene.

In ogni occasione, da parte del ministro degli interni, del capo della
polizia, vengono subito individuati elementi, anarchici,
anarco-insurrezionalisti, black-bloc, per poter giustificare quella che in
parole povere, ma facilmente comprensibili da tutti, si chiama REPRESSIONE,
si chiama VIOLENZA indiscriminata ed ingiustificata ai danni di cittadini
inermi ed inoffensivi, si chiama
attacco alla libertà di espressione e di manifestazione del dissenso, alla
libertà di sciopero.
Non c'erano presunti o veri terroristi in Val di Susa, non c'erano neppure a
Napoli o a Genova.
Ma il silenzio dei media, della maggior parte dei partiti, delle
associazioni, dei sindacati, dei movimenti, ha permesso le violenze delle
polizie ieri e le permette, le giustifica oggi.

Noi abbiamo ripetutamente ricordato che l'impunità, il silenzio, la
promozione di alcuni dei responsabili delle mattanze della Scuola Diaz,
delle piazze e strade di Genova, le torture alla Caserma Raniero di Napoli,
a Bolzaneto a Genova, avrebbero autorizzato, consentito ulteriori
repressioni.

Il silenzio grave sui fatti e sui processi in corso a Genova e a Napoli,
consente la continuazione e la moltiplicazione di una strategia chiara ed
esplicita per chi la vuole leggere, quella di non permettere che nessuno
interferisca col conducente, che sia il G8, il governo, le grandi opere, o
altri.


Trento, 7 dicembre 2005
COMUNICATO STAMPA NIMBY trentino
NO TAV - NO INCENERITORI

Di questi tempi di sviluppismo insostenibile... Nimby trentino esprime piena
solidarietà ai cittadini, ai sindaci e agli amministratori che in Val di
Susa, esercitando un diritto-dovere democratico, si stanno opponendo a
un'opera che molti esperti da anni contestano, sia dal punto di vista della
fattibilità economica che da quello della compatibilità ambientale*.
Il disprezzo, l'intolleranza e le cariche delle "forze dell'ordine" nei
confronti di pacifici cittadini sono un altro preoccupante segnale di
involuzione autoritaria di uno Stato e di una Regione che esercitano la
democrazia solo con le parole.
Certi conflitti sulle opere di presunta "pubblica utilità" devono essere
affontati attraverso il dialogo e la trasparenza. Come in Val di Susa,
nemmeno in Trentino, nel merito del progetto dell'inceneritore, la politica
provinciale concede alcun confronto.  Come nel caso della TAV, i "patti"
sottoscritti tra politica ed economia vengono prima di qualsiasi altra
valutazione.
Ne consegue che un reale e democratico confronto non può che essere temuto,
osteggiato e negato.
Nei prossimi giorni una delegazione di Nimby trentino si recherà in Val di
Susa per portare concreta solidarietà ai cittadini piemontesi

PRESIDIO NO TAV A PALERMO
Mercoledi' 7 dicembre 2005 Ore 16:00
Presso la Stazione centrale

DEMOCRAZIA BLINDATA IN VAL DI SUSA
Il ministro Pisanu fa caricare dalla polizia il presidio della popolazione
della Val di Susa che protestava contro la TAV (treni alta velocità) e per
la tutela del territorio.
La popolazione della Val di Susa sta dando a tutti una lezione di lotta in
difesa di un territorio da una "democrazia" che non tiene piu' in nessuna
considerazione le esigenze di una popolazione e del territorio e che e'
sempre piu' orientata alla difesa dei poteri forti e delle speculazioni
finanziarie. Ieri notte le truppe di polizia del ministro Pisanu, che ormai
da mesi stanno occupando militarmente la Valle di Susa a difesa dei cantieri
per la costruzione di questa mega-opera ha attaccato manganellando,
spingendo e provocando il presidio NOTAV di Venaus , composto da giovani,
centri sociali, associazioni ambientaliste , sindacati di base, operai ,
lavoratori, studenti, parroci, anziani , sindaci ed istituzioni locali..
I presidi spontanei della popolazione dell'intera Valle sciolti manu
militari le piazze dei paesini sgomberati con la forza , perché ognuno si
rinchiuda nella propria casa e non partecipi alle decisioni che riguardano
il territorio in cui si vive. Perche' a nessuno in tutta Italia venga in
mente la possibilità di  seguirne l'esempio : di prendersi cura del proprio
territorio anziche' abbandonarlo ai distruttori di destra e di sinistra , ai
cementificatori di stato o a quelli delle coop <<rosse>> ai potentati
nazionali o regionali.
In Sicilia ed in tutto il meridione conosciamo bene l'arroganza cieca delle
istituzioni e la costruzione di queste opere che devastano l'ambiente come
il ponte sullo stretto, gli inceneritori e il metodo della occupazione
militare dei territori per portare a termine delle opere che la popolazione
locale osteggia.

Fuori le truppe di occupazione dalla Val di Susa e dall'Iraq
No alle grandi opere(TAV - TRAFORO DEL GRAN SASSO- PONTE SULLO STRETTO)
Contro l'aggressione delle forze dell'ordine al presidio di Venaus
Contro la devastazione ambientale dei nostri territori.
Solidarieta' alla popolazione della Val di Susa in lotta contro la
devastazione ambientale .
Solidarieta' ai 50 manifestanti feriti da polizia e carabinieri

BOTTA .e  RISPOSTE
5-6 12 05

a) Cosa centra tutto questo con il problema
dell'elettrosmog !?!?!?!!?!!?!?!?!?
Ma non esiste un moderatore per
questo forum !!!!!!!!!!!!!!!
m.p.

b) Hai ragione, infatti non centra con l'elettrosmog il discorso sulla TAV,
come non centra il cloruro di vinile di Porto Marghera, la diossina di
Seveso, la strage di Bhopal in India del 1984 da parte della Dow Chemical, 
il prione, il virus aviario, gli OGM, il buco nell'ozono, il dissesto
idrogeologico, le micropolveri, le discariche,
tutto questo cosa  può interessare a noi che tuteliamo la salute
dall'elettrosmog !!
Dott. Gianfranco Turis - Avellino

c) Lupus in fabula
a questo punto, se permettete, infierisco ancora contro il "pensiero
debole":
che cosa c'entra allora l'elettrosmog con le guerre in corso, in cui vengono
utilizzati (con le stesse marche multinazionali di telefonini, etc.) sistemi
elettronici di puntamento e di ricerca del bersaglio, armi a microonde,
spionaggio e deviazione della corretta informazione proseguendo sulla strada
delle guerre stellari di reganiana memoria?
Grazie dell'attenzione,
Prof.  Mauro Cristaldi
associato di Anatomia Comparata per Scienze Naturali e di Biologia Animale
per Sc. Ambientali
Dip. di Biologia Animale e dell'Uomo - Univ. degli Studi di Roma "La
Sapienza"

Scritto da LaSirenetta alle ore 08:09 | link | commenti |Torna su
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mercoledì, 07 dicembre 2005
Treni ad alta follia!

…estratto da L’ESPRESSO
ECCO UNO DEI PERCHE’ SI DEVE DIRE: NO TAV
Treni ad alta follia!
di Paolo Forcellini
Inutile sia per il traffico passeggeri che per le merci. E in più costosissimo.Gli esperti bocciano il piano italiano per le ferrovie
colloquio con Marco...

Scritto da notav alle ore 22:43 | link | commenti |Torna su
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lunedì, 05 dicembre 2005
La lezione del ponte sullo Stretto

 :Marco Ponti Andrea Boitani

È proprio vero (si veda Picci) che gli investimenti infrastrutturali devono essere portati a termine
e  non solo programmati e finanziati. Ma sarebbe altamente raccomandabile che,
prima di tutto, i vari progetti venissero...

Scritto da alp alle ore 08:40 | link | commenti |Torna su
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venerdì, 02 dicembre 2005

Abbiamo passato una serata particolare al presidio, ieri... eccovene un piccolo resoconto!

1-12-2005 serata d’amicizia e di presidio Abbiamo raggiunto il presidio in mezzo alla confusione, intorno alle h. 21,30; grande agitazione lungo il perimetro dei terreni Sitaf ai piedi della montagna;...

Scritto da notav alle ore 14:59 | link | commenti |Torna su
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giovedì, 01 dicembre 2005

Sono il Mose di Venezia, il Ponte sullo Stretto e l’Alta velocità ferroviaria in Val di Susa le grandi opere messe che hanno mobilitato le proteste più accese di ambientalisti, istituzioni e parti sociali. In difesa del patrimonio naturale dei territori coinvolti ma non solo....

Scritto da notav alle ore 23:43 | link | commenti |Torna su
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di Don Ciotti

PERCHE' NO TAV di Don Ciotti

Il Gruppo Abele si affianca, in queste difficili giornate, alle richieste dei comitati No Tav della Val Susa e degli amministratori: la politica deve ascoltare le tante voci che hanno motivato la mobilitazione in atto da anni nella Valle. Alcuni mesi...

Scritto da notav alle ore 22:17 | link | commenti |Torna su
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Incubo TAV

La storia che voglio raccontarvi parla di grandi capitali e di piccoli uomini, di treni che correranno vuoti a 300 km/h dentro a gallerie scavate nell’uranio...di Marco Cedolin, Data 1 dicembre 2005
 

La storia che voglio raccontarvi parla di grandi capitali e di...

Scritto da notav alle ore 22:12 | link | commenti |Torna su
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Luca Mercalli ::Pubblichiamo uno scambio di lettere in merito alle recenti vicende della Val di Susa, tra Luca Mercalli (anche Presidente della Società Italiana di Climatologia) e Ugo Bardi... No Tav: Cosa trasporteremo tra vent'anni su questi treni super-iper-mega ? Luca Mercalli - Ugo...

Scritto da notav alle ore 16:42 | link | commenti |Torna su
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