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mercoledì, 20 giugno 2007
No tav, ancora

Nel progetto che non c’è Il tunnel di base di 53 km che doveva sbucare a Venaus ed è costato ai valsusini tante bastonate ed altrettante notti all’addiaccio non si farà più o meglio non sbucherà più a Venaus, bensì a qualche km di distanza, in un indefinito limbo di Val di Susa e non si comprende per quale ragione la popolazione dovrebbe ritenere questa soluzione migliorativa rispetto alla precedente.

Sempre nel progetto che non c’è il TAV non correrà più sulla sinistra della Dora bensì sulla destra, evitando l’amianto del Musinè ma sventrando la collina Morenica nei pressi di Avigliana in un territorio geologicamente altrettanto problematico. Poi proseguirà il suo cammino in maniera indefinita per lunghi tratti parallelamente alla ferrovia attuale che verrà in parte interrata (o meglio “annacquata” dal momento che nella realtà la falda acquifera in Valle si trova a soli 2 metri di profondità) al fine di ricucire il territorio, con impatti ambientali e costi che non vi è ragione di ritenere inferiori rispetto a quelli del progetto precedente.

Scritto da linodigianni alle ore 04:41 | link | commenti (4) |Torna su
Categoria - ambiente, news, stampa, no tav, amianto, tav
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giovedì, 14 giugno 2007
da Repubblica


La marcia di protesta di Val di Susa
VENAUS (TORINO) - Il primo sguardo è per il capo indiano. Antonio Ferrentino, presidente della Comunità Montana Bassa Val di Susa, leader storico della protesta e primo referente politico del movimento No-Tav: "Abbiamo ottenuto un grande risultato - dice - siamo riusciti a far modificare il tracciato di un'opera strategica per il Paese. Restiamo contrari al tunnel di base di Venaus, ma se il governo ci dimostrerà di voler fare una politica seria per il trasferimento delle merci dalla gomma al ferro, allora potremo anche cambiare idea". Non si erano mai sentite frasi così concilianti. Persino sulla data spartiacque del 23 luglio, entro la quale il governo deve presentare il progetto all'Unione Europea, Ferrentino precisa: "Per presentare un progetto crediamo che sia troppo presto, ma non per presentare un dossier".

Si gioca sul filo delle parole la giornata forse decisiva. E se il primo sguardo è per Antonio Ferrentino, il secondo di sicuro è per Daniela Ruffino, 48 anni eletta con Forza Italia sindaco di Giaveno, cioè del paese che può rappresentare la svolta. Perché Giaveno è lo sbocco del nuovo tracciato che coinvolgerebbe la Val Sangone. La domanda che tutti vogliono rivolgerle è questa: lei, almeno lei, dice un sì convinto? "Calma, calma - spiega - il tracciato che mi hanno fatto vedere è inaccettabile. Taglia in due il Comune. In più devo dire che è stato davvero imbarazzante assistere a questa riunione romana. Mentre Di Pietro diceva una cosa, Pecoraro Scanio dissentiva con la testa. Tutta questa incertezza non ha fatto altro che logorarci". Dopodiché, se la si stringe ancora all'angolo con la stessa domanda, Daniela Ruffino risponde così: "Io sono disposta a dialogare. Non chiudo le porte alla Tav. Ma tocca al governo fornire ipotesi di tracciato serie. Spetta a Prodi produrre finalmente un po' di concretezza". E' il massimo che si raccoglie sul nuovo versante. Perché per esempio Ezio Sada, sindaco di Trana, un altro Comune che potrebbe essere interessato dal nuovo tracciato, alle nove di sera partorisce questa metafora: "Considero la Tav una malattia. Farò di tutto per difendermi, cioè per non prenderla. Se poi sarà più forte di me, allora cercherò di conviverci.".

Ecco: proprio qui qualcuno intravede la possibile soluzione. Quella che i movimenti No-Tav giudicano comunque negativa, sempre inaccettabile. Il nuovo slogan è: "Né qui né la né sopra né sotto". Non vogliono la Tav: "Perché è uno spreco colossale, perché è uno scempio, perché è in gioco il futuro di questa terra, tutta. Non sono certo dieci chilometri a cambiare la sostanza". La sostanza resta identica fra chi sventola le bandiere bianche contro l'alta velocità: "La riunione di Roma non sposta di un centimetro la nostra posizione". Sono pronti ad opporsi a qualsiasi progetto. "Non mi fido più di nessuno - dice Raul Maniero, scrutando il cielo grigio dal presidio di Venaus - tantomeno di quelli del mio partito". Sfodera tre tessere dal portafoglio: "Cgil, Associazione Italia-Cuba, Rifondazione Comunista". Poi dice: "La politica è diventato uno spettacolo penoso, io ho soltanto una certezza: ovunque andranno a bucare la montagna, io sarò lì a dire no". Come lui, la pensano in molti in Val di Susa, c'è chi dice tutti.

La novità è che sta crescendo anche il fronte No-Tav della Val Sangone. Martedì sera si sono riuniti i comitati di Trana, Bruino, Sangano, Orbassano, Rivalta.
Con loro c'erano anche sindaci e amministratori. Dalla riunione è uscito un documento con alcuni passaggi significativi: "Nessuno sindaco può esprimere un parere favorevole su un'opera di cui ignora l'utilità e su progetti che non ha potuto valutare". Secondo: "Per quanto riguarda l'ultima ipotesi di tracciato letta sui giornali, i comuni della Val Sangone la reputano inaccettabile. Troppo forte l'impatto ambientale che avrebbe sui territori coinvolti". Le differenze però sono evidenti. Un "no" definitivo e immutabile da parte dei comitati della Val Susa. Un "no" più aperto e malleabile da parte dei comitati della Val Sangone. Dove passerà la Tav? "Ribadisco la metafora della malattia - dice il sindaco di Trana sul versante Val Sangone - prima bisogna fare il possibile per non ammalarsi. Ma poi, quando la battaglia è perduta, si deve convivere con il morbo".


14/06/2007 - 08:00
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Scritto da linodigianni alle ore 11:40 | link | commenti (2) |Torna su
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